Ogni settimana scrivo un editoriale per il Notiziario. Ho notato che quando parlo di argomenti “leggeri” (dare da bere alle api, andare al bar, il vino, i regali di natale…) ricevo complimenti da chi dice di condividere i miei pensieri; quando invece scrivo di argomenti seri, nessuno si congratula, forse perché non dico nulla di interessante. Ma, siccome io non vivo per ricevere i complimenti, questa settimana voglio scrivere di un argomento assai serio: Liliana Segre.
La Segre in una recente intervista ha detto di sentirsi antipatica a molti, poichè non sopportano che lei parli sempre della Shoah e della Memoria. Io sono d’accordo con lei, è vero, io stesso noto spesso un senso di malsopportazione nei suoi confronti. Non che la gente sia contraria alla Memoria, ma tanti non hanno voglia di sentirne parlare perché sono troppo superficiali. Ed è proprio dalla superficialità e dall’indifferenza della gente che nascono i pericoli più grandi! Per questo condivido la preoccupazione di Segre quando dice che tra un po’ di anni della Shoah “resterà solo una riga sui libri di storia”. Il rischio c’è davvero e se si perde la Memoria il pericolo è che follie simili si ripetano.
Io conosco un’altra donna che si dice orgogliosa di essere antipatica, perché lei si batte senza peli sulla lingua per i diritti delle persone diversamente abili calpestati nel quotidiano. Ed è vero che è antipatica. Ma a me le persone antipatiche che usano il cervello stanno molto simpatiche.
Piero Uboldi
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