Primi esiti dell’autopsia su Giulia Tramontano, emergono dettagli choc: Alessandro Impagnatiello avrebbe provato ad avvelenarla mesi prima dell’omicidio di Senago. Un particolare che sarebbe confermato anche dalle ricerche online del barman e da alcuni messaggi che la 29enne avrebbe mandato a un’amica.
Giulia Tramontano, l’autopsia
A distanza di 3 mesi dall’omicidio di Senago, l’autopsia conferma la presenza di veleno per topi nel sangue della donna e del feto che portava in grembo da 7 mesi. A conferma che Impagnatiello avrebbe tentato di avvelenarla per sbarazzarsi anche del figlio, ci sarebbero alcune ricerche effettuate su Internet. Il barman avrebbe digitato: “Quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona”. Una ricerca che sarebbe stata fatta a inizio anno nel mese di gennaio.
Giulia Tramontano avvelenata mesi prima dell’omicidio
Le ricerche choc andrebbero di pari passo ad alcuni messaggi che Giulia avrebbe mandato a un’amica a dicembre. “Mi sento una pezza, ho troppo bruciore di stomaco (…) lo stomaco mi uccide (…) mi sento drogata”, scrive su WhatsApp. Secondo l’informativa degli investigatori, Impagnatiello cercava online il motivo per cui il veleno non stesse facendo effetto. Pare, secondo la loro ricostruzione, che cercasse anche quanto tempo ci voleva perché agisse. Salvo scoprire, poi, che perdeva potenza se somministrato con “bevande calde”.
Verso l’aggravante della crudeltà?
Questi particolari emersi dall’autopsia sul corpo di Giulia Tramontano potrebbero contribuire a cambiare il quadro accusatorio. Perché sarebbe emerso un ulteriore particolare sull’omicidio di Senago. In quel tardo pomeriggio del 27 maggio, Giulia non sarebbe morta dopo la prima coltellata, ma per dissanguamento. Un particolare che potrebbe far propendere verso l’aggravante della crudeltà, in un primo momento respinta.
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