di Stefano Di Maria
E’ disponibile su Netflix la seconda stagione de IL SARTO, serie creata da Onur Guventam. Un dramma turco dalla veste patinata, che punta su intrighi ed emozioni ma continua a tradire le aspettative: per quanto appassionante come una telenovela, vengono deluse presto, come leggerete nella nostra recensione.

IL SARTO 2 – LA TRAMA. Segreti e bugie di un triangolo amoroso
Per non spoilerare quello che accade nella seconda stagione, ci limitiamo a ricordare che la serie Netflix racconta di Peyami, uno stilista dal passato traumatico, che nasconde il padre disabile mentale perché se ne vergogna. Quando muore il nonno, è costretto a ospitarlo con la nonna nella sua dimora di Istanbul, proprio quando deve confezionare l’abito da sposa di Esvet, la fidanzata del suo amico d’infanzia Dimitri. La donna, decisa a sottrarsi alle violenze del futuro marito impostole dalla famiglia per questioni economiche, si nasconderà presto da Peyami, con cui nascerà una storia d’amore. Fino a che Dimitri scopre il tradimento e avviene l’irreparabile.
IL SARTO 2 – LA RECENSIONE. Una telenovela moderna che fa acqua
Non c’è che dire: la trama de Il SARTO fa tornare alla mente le telenovele degli anni Novanta. Per questo riassumere la seconda stagione significherebbe svelare nuove vicende e colpi di scena che rovinerebbero la sorpresa. Del resto le serie turche, quando non sono sci-fi, ricalcano proprio questa passione per il melodramma, sottolineato per altro da maestose colonne sonore che rendono ancora più ridondanti le scene sentimentali o drammatiche.
Anche nei nuovi episodi gli attori fanno del loro meglio per tenere in piedi la baracca, pure con un minimo di approfondimento psicologico, ma non possono fare miracoli con una scrittura che ama i cliché e le situazioni più improbabili: com’è possibile che un’auto finisca (volontariamente) nel Bosforo e che i due occupanti ne escano indenni, senza nemmeno un graffio? Altrettanto incomprensibile è come una persona che ha ferito con la pistola un uomo non venga accusata di tentato omicidio: anzi, la polizia è del tutto inesistente, come se non fosse successo nulla e l’ospedale si fosse dimenticato di fare la segnalazione alle forze dell’ordine. Dicasi altrettanto dell’amicizia di un uomo come Peyami, posato e riflessivo, con un violento come Dimitri (non hanno nulla in comune) né come sia possibile che i genitori di quest’ultimo non considerino minimamente quanto sia psicopatico: e come possono, solo per soldi, accettare che la figlia sia in costante pericolo con lui?
Maddai, non fateci rimpiangere le telenovele…

Intanto Netflix, forte del numero di streaming, ha già annunciato la terza stagione. Vale la pena vederla, quanto meno, per l’eccezionale interpretazione di Olgun Simsek, che nel ruolo di Mustafa (un uomo rimasto bambino a causa di una meningite) eccelle per espressività e mimica facciale (consigliamo di provare ad ascoltarlo in lingua originale turca).
GIUDIZIO: 2/5
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