di Stefano Di Maria
A fine novembre il catalogo del nord Europa di Netflix si è arricchito di una serie di grande attualità: UNA FAMIGLIA QUASI NORMALE. In un periodo in cui le donne uccise da uomini violenti in Italia aumentano con un ritmo sconvolgente, e proprio a ridosso della “Giornata contro le violenze di genere”, ecco una serie che affronta il tema dello stupro da un punto di vista diverso: quello dei familiari delle vittime.

UNA FAMIGLIA QUASI NORMALE – La trama
I Sandell sono una famiglia normale composta dal prete Adam, dall’avvocata Ulrika e dalla figlia 19enne Stella. Trascorrono una vita apparentemente perfetta in un elegante sobborgo residenziale alla periferia di Lund, in Svezia, finché un giorno tutto cambia quando Stella finisce in carcere accusata di omicidio. I genitori sono sconvolti e non sanno cosa fare. Che cosa è successo? Vogliono aiutare la figlia a ogni costo, ma la conoscono davvero? E si conoscono l’un l’altra?

UNA FAMIGLIA QUASI NORMALE – La recensione
Tratta dal libro di Mattias Edvardsson, la miniserie originale Netflix pone lo spettatore di fronte a domande pesanti, che mettono in discussione i propri principi: fino a che punto può arrivare un genitore per salvare un figlio? Che conseguenze può avere sulla vittima (nel caso in questione Stella, allora 15enne) far passare sotto silenzio uno stupro? Il finale, per certi versi scontato, pone proprio questi interrogativi, che non sono cosa da poco per uno spettatore attento, che sa immedesimarsi nei protagonisti delle storie seguite.

Ferme restando le ottime interpretazioni del cast (anzi, vi consigliamo di vedere le scene più drammatiche anche in lingua originale per testare l’assoluta bravura degli attori protagonisti), lo show è corroborato da una scrittura che crea tensione e fa scorrere gli episodi velocemente, stimolando la curiosità di sapere come sia morto l’uomo del cui omicidio è accusata Stella.
Fra presente e continui flashback, la tensione c’è anche nella fase conclusiva, quella procedurale, in cui si svolge il processo (forse troppo velocemente), fino alla sentenza che spiazza tutti e mette in discussione non solo il sistema giudiziario ma anche la morale. Di più non possiamo dire per non fare spoiler.
GIUDIZIO: 4/5
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