La notizia è uscita giorni fa e, come prevedibile, è stata ignorata dalla massa, perché noi italiani abbiamo la brutta abitudine che, quando si prospetta un problema, facciamo finta di non vederlo fino a quando ci travolge. Ma io voglio dirvelo prima, così almeno qualcuno comincia a preoccuparsi seriamente.
Più pensionati che lavoratori, il sistema non reggerà
Nelle province di Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia, Lecce, Cosenza, Caltanissetta, Oristano, L’Aquila, Taranto, Terni, Nuoro, Isernia, Benevento, Palermo, Campobasso, Agrigento, Potenza, Trapani, Biella, Enna, Ancona, Rieti, Catania, Perugia, Ferrara, Siracusa, Imperia, Ascoli Piceno, Vercelli, Rovigo, Avellino, Asti, Salerno, Savona e Chieti i pensionati sono più numerosi dei lavoratori. Sì, in 35 province italiane su 110 ci sono più pensionati che lavoratori, e ogni anno questo numero aumenta.
In Italia mancano 500mila figure professionali che avrebbero subito un lavoro ben retribuito
Anche un asino può capire che, se ci sono più pensionati che lavoratori, il sistema pensionistico non può reggere, perché lo Stato non può “succhiare” ai lavoratori così tanti soldi da mantenere così tanti pensionati. Prima o poi il sistema crollerà. E’ colpa dello Stato? Forse. E’ colpa del lavoro nero? In parte sì. E’ colpa del fatto che ci sono troppo pochi giovani? Sicuramente sì. Ma è anche colpa dell’incapacità del sistema dell’Istruzione di adeguarsi ai tempi: pensate che in Italia mancano circa 500mila figure professionali che, se ci fossero, avrebbero subito lavoro ben retribuito. E sarebbero 500mila contribuenti in più per pagare le pensioni.
Piero Uboldi
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