di Stefano Di Maria
Dopo SANPA: LUCI E TENEBRE DI SAN PATRIGNANO, è uscita su Netflix una nuova docuserie sviluppata e diretta da Gianluca Neri, IL CASO YARA: OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO, scritta da Neri con Carlo Gabardini ed Elena Grillone. I cinque episodi raccontano i risvolti dell’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa a soli 13 anni una sera del novembre 2010 a Brembate di Sopra (Bergamo) mentre percorreva i 700 metri che separano casa sua dalla palestra in cui praticava ginnastica ritmica. La docuserie ricostruisce l’indagine sulla scomparsa della ragazza, che culmina con l’arresto di Massimo Bossetti.
Qui sotto il trailer
IL CASO YARA – Il minuzioso lavoro di documentazione dietro la docuserie Netflix
Il lavoro di documentazione è iniziato già nel 2017 e gli autori hanno iniziato a delineare la struttura della docuserie nel 2021. Per la realizzazione è stato attuato uno studio rigoroso e approfondito di tutti i 60 faldoni (60mila pagine, oltre a centinaia di gigabyte di immagini, audio e video) dei documenti che compongono l’inchiesta. Un totale di migliaia di ore di materiale video visionato, poi sintetizzato in 118 minuti complessivi di reperti, recuperati da venti archivi diversi e integrati come parte fondamentale del racconto.
IL CASO YARA, LA RECENSIONE – Docuserie colpevolista o innocentista?
Una docuserie colpevolista o innocentista? La verità, a nostro giudizio, sta nel mezzo: giudicare IL CASO YARA: OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO come una narrazione di parte, che vuole Bossetti innocente, sarebbe sbagliato e anche frutto di pregiudizio o di una visione superficiale. Descrivendo i dettagli intricati e spesso controversi dell’investigazione, gli autori vogliono sollecitare lo spirito critico dello spettatore, far riflettere su quanto – dopo fatti di cronaca così cruenti – la ricerca di un colpevole a tutti i costi rischi di far perdere la bussola agli inquirenti e all’opinione pubblica.

Dedicare ampio spazio anche alle ragioni della difesa non significa parteggiare per Bossetti (per altro intervistato in esclusiva, così come la moglie Marita) ma estendere il caso di Yara Gambirasio a tutte le vicende simili: perché ogni qual volta viene commesso un omicidio efferato e si arresta qualcuno, la macchina dell’informazione costruisce il mostro? E la pressione mediatica può influenzare le indagini al punto da mettere un innocente in galera? Sono queste le domande che – colpevole o non colpevole Bossetti – suscita la docuserie. Insomma, spesso il garantismo resta solo una bella parola sulla carta: lo insegnano anche le inchieste giudiziarie che mettono alla gogna politici assolti dopo anni.
La qualità del lavoro svolto da Gianluca Neri, dai suoi collaboratori e dalla produzione è minuziosa ed encomiabile. Nei cinque episodi ci sono il lungo processo investigativo e giudiziario, testimonianze, ricostruzioni e interviste, materiali inediti che esplorano gli eventi, le accuse di depistaggio e i sospetti sui metodi investigativi.

Funziona il mix fra l’oggettività dell’inchiesta e la rappresentazione dell’umanità ai protagonisti della vicenda, mettendo in luce quanto le famiglie della vittima e del condannato siano state devastate in egual misura. Gli episodi hanno un ritmo ipnotico, con una ricostruzione efficacemente divisa su due piani temporali: uno parte dal giorno dell’omicidio di Yara, l’altro dal giorno dell’arresto di Bossetti. L’interrogativo che sorge non può che essere: la vasta eco mediatica, ma anche le pressioni della politica, possono consentire un verdetto processuale al di là di ogni ragionevole dubbio?
GIUDIZIO: 4/5
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