di Stefano Di Maria
Una serie surreale ma più ancorata alla realtà di quanto sembri, con una fotografia spettacolare e tanta, tantissima azione. Stiamo parlando di KLEO, di cui Netflix ha pubblicato la seconda stagione a quasi due anni dalla prima. Un titolo che conviene recuperare: i due capitoli, composti da sei episodi di circa 40 minuti, sono un tuffo nel periodo pre e post unificazione della Germania, fra spie, vendette e complotti.

KLEO – Dov’eravamo rimasti
Al centro di questa avvincente spy story c’è Kleo, un’agente della Stasi nella Repubblica Democratica Tedesca del 1987, che dopo una missione a Berlino Ovest viene tradita dal suo stesso Governo: sarà rinchiusa in una prigione di massima sicurezza, da cui potrà uscire dopo il crollo del muro di Berlino. A quel punto metterà a frutto tutto il suo bagaglio di conoscenze ed esperienze di spia per vendicarsi di chi si è preso gioco di lei. Scoprirà così che con quello che le è successo c’entra una misteriosa valigetta rossa contenente un segreto.

KLEO – La trama della seconda stagione
La ricerca della valigia rossa continua: l’ex spia della DDR Kleo è determinata a recuperarla e a distruggerla una volta per tutte, mentre un agente della polizia di Berlino Ovest di nome Sven fa di tutto per riscattarsi ai suoi occhi per poter collaborare di nuovo. Lei, infatti, rappresenta quella scarica di adrenalina di cui lui ha così tanto bisogno nel suo lavoro.
Poiché il contenuto della valigia rossa ha un ruolo cruciale nella riorganizzazione della Germania e dell’Europa sulla scia della Guerra fredda, non è un mistero che anche il Kgb e la Cia la cerchino… e Kleo si trova rapidamente nel mirino di entrambe le agenzie. Ma non è tutto: mentre il futuro dell’Europa è nella sue mani, Kleo è catapultata nel suo passato più a fondo di quanto desideri.

KLEO – La recensione
Anche questa seconda stagione della serie Netflix è altamente godibile, confezionata in un modo che ricorda KILLING EVE e BANG BANG BABY. Una maniera alternativa di raccontare storie poco credibili ma girate così bene che agli occhi dello spettatore sembra tutto possibile o, quanto meno, non si fatica a lasciar correre su qualche coincidenza di troppo (ma non solo). Sì, perché in KLEO è tutto così ben curato che la sospensione dell’incredulità conta poco nell’economia complessiva.
Nei panni della protagonista, Jella Haase si dimostra convincente e all’altezza della prima stagione, anzi qui alza pure l’asticella di un prodotto seriale che tiene quasi completamente sulle sue spalle: dimostrando, per altro, grandi doti attoriali nel passare dalle scene d’azione a quelle più intimiste. E’ un’attrice giovane ma già matura, che dà prova di un’ottima formazione, degna delle attrici più blasonate. Al punto che, in certe sequenze, non ci pare esagerato paragonarla alla Uma Thurman di “Kill Bill”. Funziona la chimica col poliziotto che s’innamora di Kleo ed è disposto a tutto pur di starle a fianco: Dimitrij Schaad è convincente come suo angelo custode, determinante nel far riaffiorare l’umanità seppellita nei suoi traumi.
Da applausi la fotografia, dai colori vividi e sgargianti, che rende unica ogni scena, ogni inquadratura, soprattutto gli interni. Il tutto accompagnato da ricostruzioni storiche fedeli e dalla perfetta scelta delle colonne sonore. Una serie destinata a lasciare il segno, come dimostra la sua permanenza nella top ten di Netflix fin dalla sua uscita, e che pare avrà una terza stagione.
GIUDIZIO: 3/5
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