Se ne parla da diversi anni, ma a partire dal primo gennaio 2018 sarà una realtà: diventerà infatti operativo un pacchetto di norme approvato nel novembre del 2015 che riguarda il regolamento sul "novel food".
Nel "novel food" sono compresi alimenti nuovi o insoliti per noi europei, come quelli a base di alghe, ma anche gli insetti.
Dal nuovo anno quindi, gli insetti commestibili o prodotti che li hanno tra gli ingredienti potranno essere commerciati liberamente in tutti gli stati europei, dopo aver ricevuto un’autorizzazione generale da parte della Ue.
I piatti a base di insetti sono già stati mostrati in anteprima dalla Coldiretti durante il Forum internazionale dell'Agricoltura, che si è tenuto a Cernobbio in ottobre.
Per l'occasione sono stati presentati alcuni piatti a base di insetti, consumati normalmente in moltissimi paesi. Qualche esempio? Pasta prodotta con farina di grilli, vermi giganti arrostiti, tipici della Thailandia, oltre a millepiedi e tarantole, sempre arrostiti.
Ma cosa ne pensano gli italiani? Le indagini compiute dalla Coldiretti sembrano parlare chiaro: il 54 per cento degli italiani sarebbe infatti contrario al consumo di insetti perché reputati "poco appetibili" e estranei alla cultura alimentare nazionale. I favorevoli al loro consumo sarebbe il 16 per cento. In particolare, sono pochissimi quelli disposti a mangiare insetti interi. Maggiore disponibilità invece per prodotti che contengono insetti nel preparato, ma non riconoscibili.
Si tratta solo di remore culturali? In Europa si consumano infatti abbondantemente crostacei e pesci che, in quanto a "estetica", non differiscono molto da alcuni insetti commestibili: tra un gamberetto e una cavalletta la differenza insomma, non è poi molta.
Pensiamo poi che anche in Europa gli "insetti in tavola" non sono una grande novità: in Olanda e Belgio gli insetti commestibili sono in commercio da anni e la Svizzera ha dato il via libera l’anno scorso.
Dall’altra parte, la Fao spinge da tempo verso il consumo di insetti e sottolinea che nel mondo già quasi 2000 specie di insetti sono considerate commestibili e vengono consumate da almeno 2 miliardi di persone.
L'"appetibilità" degli insetti è confermata anche dalla comunità scientifica. Sono infatti noti i dati che riguardano l'allarme sulle conseguenze che la produzione di proteine da fonti animali potrebbe avere sull’ambiente, se dovesse sfamare i 9 miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2050, danni dovuti soprattutto al grande consumo di acqua e di produzione di foraggio (che ruba spazio a altre colture) . Gli insetti quindi sembrano una buona soluzione: consumati da sempre in Asia e in Africa, hanno un buon apporto di proteine e la loro produzione risparmierebbe acqua ed energia e inquinerebbe di meno, rispetto agli allevamenti intensivi di carne bovina e suina.
Naturalmente è già stato aperto un ampio dibattito in merito ai controlli sulla sicurezza igienica di questi prodotti, a cominciare dalla provenienza degli stessi.
L’introduzione degli insetti commestibili non riguarda solo l’alimentazione umana, ma anche quella animale e gli insetti potrebbero essere impiegati nell’industria dei biotrasformatori per farmaci e nella cosmetica: in questo campo però ricordiamo, per esempio, che le creme antirughe a base di bava di lumaca sono ormai in commercio da tempo anche in Italia.
In molti paesi dell'Africa esiste un detto: "L'amicizia è condividere una cavalletta". Perchè quando le invasioni di cavallette distruggono tutte le colture, le popolazioni locali catturano le cavallette, le arrostiscono e diventano, per mesi, una delle loro poche fonti di sostentamento. E questo dovrebbe far pensare.
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