La strage di Paderno Dugnano sarebbe avvenuta in 2 minuti con Riccardo che ha colpito a morte fratellino, mamma e papà. Dagli interrogatori e dai rilievi emergono nuovi dettagli agghiaccianti su quanto avvenuto nella villetta dei Chiarioni di via Anzio a Incirano.
La strage di Paderno, la confessione di Riccardo: 2 minuti di mattanza
Avrebbe atteso sveglio che la sua famiglia si addormentasse. Poi è sceso in cucina e dal ceppo dei coltelli ha preso una lama da 20 centimetri. È entrato nella cameretta come un ragazzo di 17 anni senza alcuna ombra, da qui dopo appena 2 minuti ne uscirà come un assassino. Il primo che ha colpito è stato il fratellino. Dopo i primi colpi, il ragazzino si è svegliato facendosi sentire nella camera accanto, dove dormivano mamma Daniela e papà Fabio. La donna sente le urla e si catapulta nella cameretta. Sono gli ultimi secondi di vita di Lorenzo. Nella stanza entra la madre vede il sangue su tutto il letto di china per aiutarlo. Viene colpita alla schiena dalla ferocia inaudita del primogenito. I medici legali troveranno tagli anche alla gola. La seconda vittima della strage di Paderno è freddata, lo stesso destino toccherà a papà Fabio che ha appena festeggiato 51 anni. Il capofamiglia entra in quell’istante nella cameretta. “Mi diceva: chiama i soccorsi. Chiama i soccorsi”, racconta Riccardo agli inquirenti. Il ragazzo colpisce il padre alle spalle. Anche lui si accascia tra il letto dove ci sono esanimi moglie e figlioletto e la porta.
“Colpivo più volte per non farli soffrire”
“Li ho colpiti più volte per non farli soffrire”, dice negli interrogatori. La sua mattanza finisce con un colpo di coltello nel suo cuscino. Poi chiama i soccorsi: è l’1:55 di domenica 1 settembre. Nessuno ha sentito nulla e Riccardo con freddezza ma anche tanta lucidità è pronto a dire al 118 che ha ucciso il papà. “Perché lui ha ammazzato mia mamma e mio fratello”, dice al telefono. Ma dagli interrogatori emerge un altro piano. Il ragazzo voleva incolpare la madre di quella strage (Daniela Albano, che in passato aveva partecipato a Caduta Libera). Ma il suo castello di bugie è rimasto in piedi solo qualche ora. Già all’arrivo dei carabinieri ha vacillato nel cuore della notte: lo trovano ricoperto di sangue nel vialetto di casa con in mano il coltello. Dopo 12 ore, la confessione delle più agghiaccianti. Emerge che gli ultimi giorni ascoltasse musica triste e che all’indomani della strage (lunedì 2 settembre) avrebbe dovuto sostenere l’esame di riparazione per il debito in matematica. Ma al liceo scientifico Gadda lo studente modello non è mai arrivato, aveva già la parte dell’assassino. Gli inquirenti e la procura dei Minori sta indagando per trovare un filo rosso tra l’esame di riparazione o il compleanno del papà festeggiato la sera prima. Eventi che potrebbero averlo destabilizzato ancora di più a livello emotivo.
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