di Stefano Di Maria
Raramente l’Alto Adige diventa location per qualche serie tv. Ci aveva provato Netflix, nel peggiore dei modi, con CURON. Adesso lo ha fatto la Rai col poliziesco e mistery BRENNERO, ma con risultati di tutt’altro spessore. Dimostrando, una volta di più, che tutto sta a chi viene affidata la produzione, che magari conquista qualche spettatore in meno ma può vantarsi di strizzare l’occhio alle serie internazionali: in questo caso a quelle nordiche.
BRENNERO, coprodotto da Rai Fiction-Cross Productions con il sostegno di IDM-Film Commission Südtirol, è andato in onda su Raiuno e per chi se lo fosse perso (che peccato!) è disponibile coi suoi otto episodi sulla piattaforma Raiplay.

BRENNERO – La trama
Il ritrovamento di un cadavere costringe Eva Kofler, una giovane e rampante PM di cultura tedesca, interpretata da Elena Radonicich, a lavorare fianco a fianco con Paolo Costa, un ispettore di origini italiane che ha il volto di Matteo Martari. Superando le reciproche diffidenze e facendo squadra, daranno la caccia allo spietato assassino, tornato a colpire dopo anni, riaprendo le ferite e le tensioni culturali che hanno segnato per decenni la città di Bolzano.
Nel corso delle indagini, Eva e Paolo si scopriranno diversi da quello che pensavano di essere, diventando una solidissima coppia investigativa mentre danno la caccia al “Mostro di Bolzano”, lo spietato serial killer (ben interpretato da un inedito Paolo Briguglia) che si è macchiato di sei omicidi, tutte persone di lingua tedesca, colpevoli (secondo lui) di aver trattato gli italiani come inferiori.

Proprio nel tentativo di catturare il Mostro, tre anni prima, Paolo aveva perso la gamba destra e anche la sua compagna e collega Giovanna. Per lui, catturare il Mostro – cosa che non è riuscita a suo tempo al brillante procuratore capo Gerhard Kofler, padre di Eva – è quindi una vera e propria ossessione. Anche Eva, del resto, ha un’ossessione che però non ha niente a che fare con il caso del Mostro: porta il nome di Mathilde, una giovane pittrice alla quale Eva è molto affezionata. Eva e Paolo affronteranno insieme il pericoloso Mostro, sollevando il velo sui segreti delle massime istituzioni.

BRENNERO – La recensione
Con le serie nordiche BRENNERO condivide le atmosfere, la fotografia dai colori freddi, il ritmo a tratti pacato a tratti serrato e il mistero. I registi Davide Marengo e Giuseppe Bonito, però, non hanno fatto un’operazione di mera copiatura: la loro serie respira di vita propria, non è lo specchio di qualcosa di già visto. Certo la trama segue gli schemi del classico crime, ma non è mai didascalica, è realistica e ancorata alla storia del luogo dov’è ambientata. Parte infatti da uno spunto del passato: la Notte dei fuochi, nel 1961, quando i terroristi tirolesi diedero il via a una serie di attentati per ottenere la riannessione del Südtirol. Qui i cittadini sono spaccati in due: da un lato i tedeschi, precisi, rigorosi e benestanti; dall’altro gli italiani, chiassosi e calorosi.
Un contesto nel quale i due protagonisti rappresentano proprio quello stereotipo: fredda e razionale lei; impulsivo e ironico lui. Elena Radonicich e Matteo Martari sono entrambi perfetti, mai forzati, sempre credibili e sfaccettati nei rispettivi ruoli. Mentre cercano il Mostro di Bolzano, supereranno le reciproche ossessioni, in un processo di guarigione dai traumi del passato.

La serie, caratterizzata dalle stupende colonne sonore di Giuliano Taviani e Carmelo Travia, è ricca di colpi di scena. Fin dal primo episodio lo spettatore è invogliato a immergersi nella storia, che ha l’originalità di non fermarsi alla mera identità dell’assassino ma a un fantasma del passato che riserva imprevedibili sorprese sulle reali intenzioni di alcuni insospettabili.
BRENNERO si è conquistato un posto d’onore nella serialità italiana.
GIUDIZIO: 3,5/5
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