di Stefano Di Maria
Una commedia che intrattiene con leggerezza, strappando non pochi sorrisi, ma fa anche riflettere sulla crisi di terza età. Stiamo parlando di A MAN ON THE INSIDE, fresca di uscita su Netflix. L’ideatore Mike Schur l’ha tratta da The Mole Agent, candidato agli Oscar nel 2021 come Miglior documentario.

A MAN ON THE INSIDE – La trama
Charles (Ted Danson) è un professore in pensione e crede che la vita non abbia più niente da offrirgli. A un anno dalla morte della moglie, si sente intrappolato dalla routine e sempre più distante dalla figlia Emily. Ma un annuncio pubblicato dall’investigatrice privata Julie lo ispira a tentare la sorte con una nuova avventura.
La missione di Charles: andare sotto copertura all’interno della casa di riposo Pacific View a San Francisco per risolvere il mistero del furto di un gioiello di famiglia. I residenti e i dipendenti sono tutti potenziali sospettati e toccherà a Charles risolvere il caso senza finire nel mirino di Didi, la direttrice onniveggente e onnisciente del Pacific View. Ma non dare nell’occhio risulterà difficile dal momento che l’affabile Charles entra rapidamente nelle grazie degli altri residenti. Essere un “infiltrato” spinge Charles a intraprendere un percorso entusiasmante e a credere che la vita gli riservi ancora molte sorprese, consentendogli nel frattempo di riallacciare i rapporti con Emily.

A MAN ON THE INSIDE – La recensione
Interpretato magnificamente da Ted Danson, Charles è il tipico uomo in pensione nel quale possono riconoscersi tanti anziani nella sua situazione: sono coloro che vivono la crisi da terza età, altro che di mezz’età, quella in cui non ci si sente più utili alla società, si sente la mancanza del lavoro e ci si rattrista perché non si ha più uno scopo nella vita. Il nostro piccolo grande eroe ritrova la sua vitalità, persa dalla morte della moglie, quando s’improvvisa 007. Un personaggio che sembra suggerire, a chi vive certe situazioni, di fare come lui: cercare, o attendere fiduciosi, quella scintilla che sembra difficile trovare ma che può presentarsi all’improvviso come una nuova opportunità per ridare un senso alla propria vita. Lui, Ted, la coglie al volo e non se ne pente affatto, a giudicare da come finisce la prima stagione.
La casa di riposo in cui si ritrova infiltrato è molto diversa dalle Rsa a cui siamo abituati a pensare: è una residenza di lusso da cui si può entrare e uscire a piacimento, una comunità dove si beve alcol e si fuma, un luogo di divertimento e condivisione. Sembra tutto così surreale, ma è proprio questa la forza di A MAN ON THE INSIDE: ci metteremmo tutti la firma a fare una vecchiaia così.

Tuttavia non bisogna fermarsi alla superficie: mentre le indagini dell’infiltrato procedono ammantate da un giallo che lascerà sorpresi (anche questo un grande merito della miniserie), si toccano temi importanti, seppure non approfonditi accuratamente: il valore dell’amicizia, la fiducia, il rapporto tra figli e genitori, la malattia e l’accettazione della morte come parte della vita.
THE MAN ON THE INSIDE è una serie dalla scrittura che gioca fra battute esilaranti e sottile ironia, messa in scena da un cast che funziona, che fa riflettere su tematiche sfiorate ma che si spera vengano maggiormente affrontate nella seconda, probabile, stagione.
GIUDIZIO: 3/5
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