di Stefano Di Maria
Dalla Svezia è approdata su Netflix una nuova serie true crime che sta già facendo parlare molto di sé. Ricostruisce un caso di duplice omicidio in una cittadina svedese, irrisolto per 16 anni, fino a quando si arrivò alla svolta. Quattro episodi di 35/40 minuti che ne fanno un film diviso in più tempi, da vedere in una serata. Questa è la nostra recensione.

LA PROVA – La vicenda
Tutto inizia in quel terribile 19 ottobre 2004, quando a Linköping uno squilibrato uccise a coltellate un bambino di otto anni mentre andava a scuola, Mohamed Ammouri, e una donna che tentò di fermarlo, Anna-Lena Svensson, di 56 anni. Da allora, per sedici anni, le indagini non portarono a niente (neppure con 5mila test del Dna e 7mila interviste), cosicché l’assassino continuò a girarsene libero per la città. Poi, nel 2020, applicando una tecnica d’indagine che aveva avuto successo con un killer negli Stati Uniti, si riuscì a incastrare il colpevole. La svolta arrivò con l’ingaggio di Peter Sjölund, una sorta di genio che unì, servendosi di banche dati internazionali, la ricerca avanzata del Dna con la genealogia tradizionale.

LA PROVA – La recensione
Al di là della ricostruzione della vicenda che segnò profondamente la comunità della cittadina svedese di Linköping, della miniserie colpisce la modalità del racconto: scrittura e regia non creano solo un procedurale preciso e attinente ai fatti (sono stati modificati solo i nomi), ma si concentrano anche sull’umanità dei protagonisti. Di ottimo livello le performance degli attori, che riescono a trasmettere un grado di empatia e coinvolgimento da commuovere più volte lo spettatore. Soprattutto gli interpreti dei genitori del bambino ucciso, che mettono in scena un dolore e una disperazione di un realismo che tocca il cuore.
Allo stesso modo è apprezzabile la scelta di concentrarsi sulla vita privata del detective titolare delle indagini, che va in pezzi proprio per la sua dedizione nel risolvere il caso: Peter Eggers incarna un uomo divorato da questa ossessione, che arriva a perdere la moglie e il figlio durante i lunghi anni di indagini, ricordandoci quanto gli investigatori possano arrivare a sacrificare la propria vita pur di risolvere un caso. Se non fosse stato per la determinazione del detective, oggi l’assassino sarebbe ancora libero.

LA PROVA, per com’è confezionata, dimostra una volta di più la qualità delle produzioni scandinave, che non hanno nulla da invidiare a quelle americane e inglesi: dalla colonna sonora alla fotografia, dalle interprestazioni al ritmo sempre sostenuto (anche quando dal secondo episodio si fa più procedurale) sfiorando il giallo coi sospettati piazzati qui e là, è una miniserie che merita senza dubbio la visione.
VOTO: 3,5/5
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