di Stefano Di Maria
Direttamente dalla serialità scandinava è arrivato su Netflix AREMORDEN – GLI OMICIDI DI ARE, che ci fa tuffare nelle ambientazioni fredde e nevose delle piccole comunità del nord della Svezia, dove il sole dura solo qualche ora e il giorno si confonde con la notte. Scritta da Karin Gidfors e Jimmy Lindgren, diretta da Joakim Eliasson e Alain Darborg, AREMORDEN è composta da cinque episodi e racconta due omicidi: il primo che segue l’arco di tre episodi e il secondo nei restanti due, coprendo i romanzi di Viveca Sten “Nascosti nella neve – Hidden Snow” e “Nascosti nell’ombra – Hidden in the Shadows”.

AREMORDEN – GLI OMICIDI DI ARE. La trama
Dopo essere stata sospesa dal suo lavoro a Stoccolma ed essere stata lasciata dal suo compagno, l’agente di polizia Hanna Ahlander si trasferisce nella casa di vacanza della sorella ad Åre. Quando una ragazza scompare nella gelida notte di Santa Lucia, Hanna non può fare a meno di iniziare a indagare sul caso. Con una situazione familiare difficile e una stazione di polizia a corto di personale, l’agente di polizia locale Daniel Lindskog accetta con riluttanza l’aiuto di Hanna. Ma la vera domanda è: possono fidarsi l’uno dell’altra?

AREMORDEN – GLI OMICIDI DI ARE. La recensione
Fin dal primo episodio ci ritroviamo catapultati in una delle tante cittadine del nord della Scandinavia dove nel buio del giorno si nascondono segreti inconfessabili, dove la violenza sulle donne, l’alcolismo e il suicidio sono favoriti dal senso di solitudine generato dall’oscurità. Magnifici i paesaggi cristallizzati nelle poche ore di sole da una fotografia che si sofferma sulle strade con le tipiche case e costruzioni nordiche, sulle colline e sui boschi innevati. Un contesto quasi da fiaba, che contrasta che le terribili violenze che si consumano tra bufere di neve e le mura domestiche.
La caratterizzazione dei personaggi principali, a partire dai detective protagonisti Hanna e Daniel, è solo accennata. E’ colpa della scelta di dedicare i cinque episodi a due storie diverse, che inevitabilmente finiscono col risolversi troppo presto e fanno venir meno quell’alone di mistero che si respira all’inizio. E’ un peccato, perché c’erano tutte le potenzialità per sviluppare trame a se stanti in due diverse stagioni, che avrebbero potuto indagare le dinamiche causa- effetto e le motivazioni dietro le scelte dei personaggi, oltre che il loro passato. Si finisce così con l’assistere a un noir nordico che non soddisfa gli stilemi del genere, con la suspense che cresce e l’approfondimento. Ci sono le tipiche atmosfere, indubbiamente affascinanti, ma poca sostanza. Eppure le vicende sono interessanti, per cui la miniserie si lascia guardare fino ai titoli di coda, quando si ha l’impressione di qualcosa d’incompiuto, di un’occasione sprecata.
VOTO: 2.5/5
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