di Stefano Di Maria
Ci siamo apprestati alla visione de IL GATTOPARDO con grandi aspettative, senza immaginare che ci saremmo trovati di fronte a una serie che strizza l’occhio a BRIDGERTON. Proprio per questa ragione siamo certi che Netflix non avesse alcuna pretesa di eguagliare il capolavoro del 1963 di Luchino Visconti: piuttosto raccontare la medesima storia con uno sguardo più moderno, puntando al mercato internazionale più che a quello italiano. Ecco, se la si guarda con questa consapevolezza e senza fare paragoni con l’originale, la miniserie IL GATTOPARDO è un’opera che si segue con piacere. Pur con tutti i suoi limiti, di cui parleremo nella nostra recensione.
Qui sotto il trailer ufficiale di Netflix
IL GATTOPARDO – La trama
Basato su uno dei più grandi romanzi italiani di tutti i tempi, IL GATTOPARDO è un racconto epico, sorprendente e sensuale, ambientato in Sicilia durante i moti del 1860.
Al cuore della serie troviamo Don Fabrizio Corbera, l’indimenticabile Principe di Salina, che conduce una vita intrisa di bellezza e privilegio. Ma l’aristocrazia siciliana si sente minacciata dall’unificazione italiana e Fabrizio si rende conto che il futuro della sua casata e della sua famiglia è in pericolo. Per non soccombere, sarà costretto a stringere nuove alleanze, anche se questo significherà andare contro ai suoi principi, fino a trovarsi di fronte a una scelta che pare impossibile. Don Fabrizio avrà il potere di organizzare un matrimonio che salverebbe il futuro della sua famiglia, quello fra la ricca e bellissima Angelica e suo nipote Tancredi ma, facendolo, spezzerebbe il cuore della sua adorata figlia Concetta.

IL GATTOPARDO – La recensione
La serie esplora con lo sguardo di oggi temi che si tramandano da secoli e sono universali: il potere, l’amore, il costo del progresso, l’emancipazione femminile. Splende della luce della modernità IL GATTOPARDO di Netflix, attualizzando pensieri e contenuti che fanno parte del nostro comune sentire. Da questo punto di vista l’operazione è riuscita bene: tanto più perché in grado di attirare sul capolavoro scritto da Tomasi di Lampedusa l’interesse delle nuove generazioni, che senza vedere questa serie, forse, non si accosterebbero mai né al romanzo né al film.

Apprezzabili, dunque, le intenzioni, così come l’enorme sforzo produttivo: lo show si presenta dal respiro internazionale, con location, costumi e una fotografia che ammantano ogni scena di una piacevolezza visiva da colossal. Proprio ciò, paradossalmente, è il suo limite: non c’è abbastanza sicilianità nella parlata dei personaggi (che anzi tradiscono altri accenti) e non viene approfondito compiutamente il periodo storico risorgimentale, più che altro accennato per contestualizzare le vicende.

Nel complesso le performance di quasi tutti gli attori sono buone. L’ottimo Kim Rossi Stuart ce la mette tutta nel ruolo del Conte di Salina e mai – in nessuna scena – sembra scimmiottare il Burt Lancaster del film. Benedetta Porcaroli è l’altra punta di diamante della serie: sembra a suo agio nell’incarnare Concetta, mai forzata nella gestualità e nella recitazione; sembra che il suo talento di attrice abbia raggiunto una certa maturità (ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di BABY). Non convince il Tancredi di Sal Nanni, non per il confronto con Alain Delon, come ovvio improponibile, quanto perché non suscita empatia e soprattutto sembra mangiarsi le parole (più volte abbiamo messo i sottotitoli). Non è da urlo nemmeno la bellissima Deva Cassel, che non sconvolge nei panni di Angelica.

In definitiva, se vi state chiedendo se valga la pena vedere IL GATTOPARDO di Netflix, la risposta è sì. Non bisogna però pensare all’originale, piuttosto a BRIDGERTON, e prendere atto che il colosso dello streaming ha messo in pieni questo progetto – frutto della collaborazione fra Gran Bretagna e America – sfruttando il mito di un film di partenza ineguagliabile. Certo gli è riuscito meglio con CENT’ANNI DI SOLITUDINE, ma tant’è.
VOTO: 3.5/5
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