Sarebbe stato “parzialmente incapace di intendere e volere”. Questo è il risultato della perizia psichiatrica su Riccardo Chiarioni, il ragazzo di Paderno Dugnano che ancora minorenne ha sterminato la sua famiglia con 108 coltellate. A distanza di quasi sette mesi dalla strage della villetta di via Anzio, si attesterebbero vizi parziali nella perizia psichiatrica firmata dal dottor Franco Martello e disposta dalla gip per i minorenni di Milano Laura Margherita Pietrasanta.
Alla luce di questo scenario, il ragazzo, che ha compiuto 18 anni un mese dopo la strage, potrebbe ricevere sconti di pena, qualora la sua incapacità parziale dovesse essere riconosciuta anche nel processo. Nella fase processuale emergerà anche l’esito di un’altra perizia, quella di parte, che invece lo riconosceva come totalmente incapace di volere. Secondo la perizia disposta dal gip, Riccardo “voleva rifugiarsi nel suo mondo fantastico dell’immortalità e per raggiungerlo, nella sua mente, era convinto di doversi liberare di tutti gli affetti”. Per lo psichiatra, il 17enne avrebbe vissuto “tra realtà e fantasia, quest’ultima non intesa come delirio, ma come rifugio”.
La notte degli omicidi: “Venite, ho ucciso la mia famiglia”.
Quella notte tra il 31 agosto e l’1 settembre Riccardo è stato un fiume in piena. Poche ore prima avevano festeggiato il compleanno del papà. Una volta che la famiglia è andata a letto, lui si è alzato, è sceso in cucina e ha preso un coltello. È risalito nelle camere e si è fermato solo dopo 108 coltellate: le prime furono verso il fratellino di appena 12 anni, poi verso la mamma, 49, e infine verso il papà. Poi ha allertato i carabinieri e li ha aspettati sul vialetto di casa, ancora sporco di sangue: “Venite, ho ucciso la mia famiglia”.
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