di Stefano Di Maria
Netflix sembra puntare sempre più su storie che raccontano dei problemi adolescenziali, puntando i riflettori sui rischi legati alla tecnologia e a contesti urbani tossici, nonché sul rapporto con i genitori e gli adulti in genere. Dopo ADOLESCENCE ecco fresco di rilascio BAD BOY, una serie prodotta in Israele da Ron Leshe, già autore della fortunata EUPHORIA che ha avuto l’onore di un adattamento americano di Hbo, firmata da Sam Levinson e con protagonista l’immensa Zendaya. Che cosa differenzia le due serie? Scopriamolo nella nostra recensione.

BAD BOY – La trama
Dean Sheyman è un ragazzo di 13 anni cresciuto in un contesto familiare difficile, che viene arrestato per droga e rinchiuso in un riformatorio. Il racconto della sua vita da detenuto si alterna al presente, gli spettacoli comici che da adulto metterà in scena parlando di quell’esperienza traumatica quanto di crescita emotiva. Il bad boy richiamato dal titolo è divenuto un uomo buono, che parla di sé alle platee come per farsi auto terapia, per superare quei traumi che si porta dentro ancora vent’anni dopo.

BAD BOY – La recensione
L’incipit della serie, che si compone di otto episodi da mezz’ora, non può che ricordare ADOLESCENCE. Anche qui vediamo il piccolo protagonista arrestato dalla polizia piombata in casa sua. Se lo show inglese era però girato tutto in piano sequenza e concentrato sui risvolti psicologici del quindicenne che aveva accoltellato una coetanea, qui ci sono due piani temporali e la storia è narrata come un prison drama dalla forte carica introspettiva.

A dominare è il passato da ragazzino che Daniel si è lasciato alle spalle: i flashback sono preponderanti per costruire quel coming of age da lui vissuto al riformatorio. Una fase di vita in cui il suo spirito ribelle ha scoperto il valore della vera amicizia, che prescinde dall’etnia e dal contesto sociale in cui si è cresciuti. BAD BOY, in fondo, è proprio questo: una storia di disagio esistenziale e mentale che trova la sua medicina nei rapporti umani leali, sinceri, e nella condivisione. E’ così che da cattivo ragazzo Daniel si trasforma. Aveva visto giusto in lui l’amico di cella, che aveva preferito perderlo pur di saperlo libero e sulla retta via.
BAD BOY è una serie che affronta svariati temi: dal disagio sociale, con lo sfruttamento minorile da parte della criminalità, allo scontro generazionale tra genitori e figli, dal desiderio di riscatto al valore dell’amicizia. C’è ancora bisogno di serie come questa, che andrebbe proiettata nelle scuole come e quanto ADOLESCENCE.
IL NOSTRO VOTO:
3.5/5
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