di Rebecca Calabrò
Venere e Afrodite, recensione del libro di Bettany Hughes
“Il potere di Afrodite di unire, di nutrire l’unità, era considerato […] il più potente dell’universo, maggiore di quello degli altri dei.”
Dea della guerra e della passione in Medio Oriente, sovrana dell’amore e delle passioni umane in Grecia… “Venere e Afrodite. Storia di una dea” è un viaggio dalla Preistoria ai tempi moderni, sulle orme di una delle dee più affascinanti dell’intero pantheon classico e oltre.
Bettany Hughes ripercorre, muovendosi per tutto il Mediterraneo, le origini e il destino di questa dea, prima venerata e poi condannata, mostrando come la sua parabola sia stata – nel tempo – la stessa delle donne, vittime di una società misogina che le ha relegate a un ruolo secondario.
L’autrice esplora innanzitutto il mondo arcaico, viaggiando indietro nel tempo sino agli albori della civiltà e esplorando il mondo mediorientale.
Ricostruisce così un quadro completo sulle prime rappresentazioni della dea dell’amore, della fertilità e della guerra.
Recensione libro: Venere e Afrodite, viaggio sulle orme di una delle dee più affascinanti dell’intero pantheon classico
Sì, perché amore e morte, passione e distruzione appaiono legati a doppio filo nelle religioni politeiste dell’antichità e dunque Afrodite – Ishtar nella tradizione egizia per esempio – non è solo legata ad un immaginario romantico, ma sembra essere forgiata dalle fiamme di centinaia di battaglie.
Il viaggio prosegue poi in Grecia e a Roma, dove Brittany Hughes si focalizza sui legami tra passato e pantheon classico, ricordando che la dea che noi oggi conosciamo, è nata da un atto violento, ovvero la recisione degli organi sessuali di Crono, e che è stata a lungo ritratta come vendicativa e scelta come protettrice durante numerose guerre – la Venere Vincitrice, come veniva chiamata a Roma.
La dea che en emerge non è dunque solo quella vanitosa e frivola, dispettosa anche, che l’immaginario disneyano o di Pollon – per chi se la ricorda – ci ha raccontato nel corso degli anni.
Viene definita e descritta dall’autrice come una dea potente, forse molto più di tante altre entità superiori che venivano venerate nel mondo antico.
“Venere e Afrodite” è un dunque un saggio molto interessante, che offre una panoramica inedita e curiosa sull’amore e le passioni umane, analizzando gli aspetti del potere della dea, che l’hanno portata, nel tempo, a passare dall’essere una delle dee più venerate dell’Occidente, onnipotente e multiforme, a simbolo di degrado morale.
Non solo, l’autrice arriva fino ai giorni nostri, toccando l’evoluzione della figura di Afrodite nel mondo dell’arte durante il Rinascimento fino alla “ragazza glamour” del XXI secolo – una vera icona pop come non ne sono state più immaginate.
Il libro, inoltre, non presenta un linguaggio eccessivamente accademico. Bettany Hughes è ironica, disinvolta e racconta la dea come se raccontasse un viaggio a un’amica, il che rende l’intera narrazione rapida, affascinante e mai noiosa.
Tuttavia, trovo che – probabilmente anche a causa della breve lunghezza – questo saggio rimanga in superficie.
Manca l’approfondimento necessario per renderlo una fonte di informazioni coesa e precisa, una vera e propria opera di saggistica storica insomma. In molte occasioni infatti avrei voluto saperne di più, avere a disposizione più dati e riferimenti bibliografici.
Ma nel complesso non posso che dirmi soddisfatta e ancora più affascinata da questa figura.
Voto? 3.75 stelle, perché purtroppo la brevità ha danneggiato la completezza dell’opera.
VENERE E AFRODITE
Titolo: Venere e Afrodite. Storia di una dea
Autore: Bettany Hughes
Genere: Saggio
Numero di pagine: 192
Anno d’uscita: 2021
Editore: Mondadori
Sinossi dalla quarta di copertina:
Una delle opere più iconiche di tutta la storia dell’arte occidentale è senz’altro ‘La nascita di Venere’ di Botticelli, superbo omaggio alla divinità nata dalla spuma del mare che incarna gli ideali rinascimentali di spiritualità, moralità e purezza. Eppure, benché questa sia l’immagine rappresentativa della dea dell’amore nella modernità, a ben guardare Venere cela origini ambigue e a tratti oscure.
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Ripercorrendo seimila anni di storia e passando in rassegna archeologia, arte, mito, letteratura e filosofia, la storica inglese Bettany Hughes porta alla luce la stirpe ibrida di questa divinità multiforme e sorprendente. Il suo culto primordiale risale infatti tanto alla dea della fertilità onorata a Cipro nell’età del rame quanto alle divinità guerriere del sesso e della violenza – Ishtar, Inanna e Astarte –, venerate nel 3000 a.C. nel Vicino Oriente. Fin dagli albori delle civiltà mediterranee, Venere – o Afrodite come fu chiamata dai Greci – fu connessa agli istinti più potenti e vitali, finendo per essere adorata da Atene a Siracusa, da Corinto a Pompei come patrona dell’incontro carnale, culturale ed emozionale di uomini e donne. A poco a poco, però, le società patriarcali trasformarono la devozione ad Afrodite nell’attrazione carnale per il suo corpo, mentre l’emergere del cristianesimo operò un’efficace sovrapposizione tra la dea e la Vergine Maria. Fu così che, all’incrocio tra sacro e profano,
Venere divenne la principale ispiratrice del canone occidentale della «femminilità», celebrato per secoli da scrittori come Shakespeare e artisti come Tintoretto, Rubens e Velázquez. Personificazione del desiderio e della contemplazione, dell’amore puro ma anche della libidine sfrenata, Venere non ha smesso di essere un simbolo evocativo nemmeno nell’età contemporanea, quando è assurta a emblema delle lotte femministe o a icona pop, adattandosi a una società in continuo mutamento. “Venere e Afrodite” è un viaggio che rilegge la nostra storia culturale attraverso l’evoluzione di una delle divinità del mondo antico più affascinanti e complesse.
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