di Stefano Di Maria
Nel mare magnum del true crime, in attesa di vedere la serie Netflix sul mostro di Firenze in uscita a ottobre, mancava la serie sull’omicidio di Meredith Kercher del 2007 a Perugia: ed eccola servita su Disney Plus, che ha pubblicato i primi due episodi di THE TWISTED TALE OF AMANDA KNOX (rilasciando gli altri ogni mercoledì). Li abbiamo visti ed ecco che cosa ne pensiamo.
Qui sotto il trailer ufficiale di Disney Plus
THE TWISTED TALE OF AMANDA KNOX – La trama
Tratta dalla biografia “Waiting to Be Heard” (2013) di Amanda Knox, che è anche produttrice esecutiva, la serie Disney Plus racconta la vicenda della studentessa americana che studiava a Perugia e, accusata dell’omicidio di una sua coinquilina, è finita in carcere. Lo show segue la sua battaglia per dimostrare la propria innocenza e riconquistare la libertà.
THE TWISTED TALE OF AMANDA KNOX – La recensione
Fin dalle prime sequenze è palese che la vicenda sia raccontata da un solo punto di vista, quello di Amanda Knox. Preso atto di questo limite, certo non trascurabile, non stupisce il taglio dato alla serie: è un duro “j’accuse” al sistema giudiziario italiano, alle procedure investigative, ai pregiudizi degli inquirenti, messi in discussione né più né meno di quanto scritto nel libro, e infine all’informazione che cerca i mostri da sbattere in prima pagina. Non poteva essere diversamente, dal momento che Knox è anche produttrice esecutiva.
E allora vale la pena vedere una serie true crime che narra un solo punto di vista, con un racconto sfacciatamente parziale? Dai primi due episodi sì, perché lo show suscita comunque interesse attorno alla ricostruzione processuale di un delitto che ha appassionato gli italiani per anni, di cui si è visto tutto e il contrario di tutto. Esattamente come fatto da Netflix con la docuserie sull’omicidio di Chiara Gambirasio, dal taglio decisamente innocentista sul condannato Massimo Bossetti. E’ solo che in questo caso Amanda Knox ha una carta in più: è stata assolta come il suo ragazzo Raffaele Sollecito.

I due protagonisti, Grace Van Patten e Giuseppe De Domenico, entrambi convincenti, somigliano parecchio ad Amanda e Raffaele, ma a imporsi nel cast è senza dubbio il bravo Filippo Acquaroli (SUBURRA, PER ELISA-IL CASO CLAPS) nei panni del procuratore Giuliano Mignini.
I cliché sull’italianità non mancano, ma il ritmo è serrato come nelle più consumate produzioni americane del genere, invogliando alla visione dei successivi episodi che saranno rilasciati settimanalmente: un’operazione di marketing che spinge all’attesa e alle reazioni degli spettatori. Peccato che si pensi troppo a far passare Amanda per la vittima di pregiudizi ed errori giudiziari, dimenticando la povera Meredith, come spesso accade per le vittime di delitti così efferati.
IL NOSTRO VOTO
3/5
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