Da una parte via Rodari a Cormano, dall’altra via Ansaloni a Cusano Milanino. In mezzo, pochi metri di ferrovia che sembrano diventati un oceano invalicabile.
La passerella ciclopedonale che dovrebbe unire i due comuni è ancora lì: un monumento allo spreco, avvolto dalle recinzioni e sorvegliato da ascensori che ormai sono solo scatole di metallo immobili.
Mille giorni di “Lavori in Corso” per la passerella ciclopedonale tra Cormano e Cusano Milanino
Sono passati tre anni. Non tre mesi, ma tre lunghi anni da quando il passaggio è stato interdetto. Per i residenti non è solo un disagio logistico, è una ferita aperta nel tessuto urbano.
Serrande abbassate, degrado che avanza e quel silenzio spettrale di un’opera pubblica incompiuta che grida vendetta. Per non parlare dei soldi spesi (nostri, tanti) per realizzare un’opera poi abbandonata.
Quello che doveva essere un nodo vitale per la mobilità dolce tra Cormano e Cusano si è trasformato in un muro di gomma burocratico. Nel frattempo, a pagare il prezzo sono gli anziani, gli studenti e i lavoratori che ogni giorno si trovano davanti una saracinesca abbassata.

Senza la passerella, quella che era una passeggiata di due minuti è diventata un’odissea. Chi deve passare da una parte all’altra è costretto a lunghi giri viziosi, spesso nel traffico, rendendo la vita difficile a chiunque non si sposti in auto.
Il paradosso: In un’epoca in cui si parla di “città dei 15 minuti” e mobilità sostenibile, qui siamo tornati indietro di decenni, separati da un binario che non si riesce più a scavalcare.


