Bollate e dintorni, arriva anche la truffa del pedaggio autostradale.
Il panorama delle truffe online si fa sempre più ampio e la fantasia dei truffatori trova sempre nuove strade da percorrere, anzi, a volte le strade diventano perfino autostrade.
E’ il caso di una serie di messaggi Whatsapp giunti a utenti telefonici bollatesi (ma anche della zona) per cercare una nuova forma per rubare soldi o dati personali. Si tratta di Whatsapp che giungono sui telefonini, questa volta per avvisare che l’utente non avrebbe pagato un pedaggio autostradale.
Truffa del pedaggio autostradale, come si presenta il messaggio
Il messaggio, accompagnato dal logo di Autostrade per l’Italia, recita così: “Autostrade per l’Italia – Avviso di mancato pagamento del pedaggio autostradale. Gentile Cliente, La informiamo che il pagamento relativo a un transito autostradale associato al Suo veicolo non risulta correttamente addebitato. Per evitare eventuali sanzioni o costi aggiuntivi, La invitiamo a provvedere al saldo entro i termini previsti. Il pagamento può essere effettuato tramite i canali ufficiali Autostrade per l’Italia o altri metodi disponibili”.
Poi il messaggio indica un link con cui effettuare il pagamento online, link che ovviamente non appartiene assolutamente ad Autostrade per l’Italia, come d’altra parte tutto il messaggio è fasullo. Ma il messaggio è così ben fatto (notate anche il “Suo” con lettera maiuscola, forma di cortesia), che conclude: “Qualora avesse già effettuato il pagamento, La preghiamo di non considerare la presente comunicazione. Cordiali saluti, Servizio Clienti Autostrade per l’Italia”.
Chi a Bollate ce lo ha segnalato non ha avuto dubbi sul fatto che sia falso, non solo perché non dà alcuna indicazione di dove, quando e con che targa non si è pagato il pedaggio, ma anche perché chi lo ha ricevuto non possiede nessuna auto per cui non può certo aver commesso l’infrazione. Ma se questi messaggi vengono inviati così assiduamente, vuol dire che c’è chi ci casca e fa guadagnare soldi a queste organizzazioni malavitose.
Piero Uboldi




