Garbagnate, “Visite di domenica per abbattere le liste d’attesa? Non funziona…”.
In un’estate caldissima che ha visto i Pronto soccorso e gli ospedali sotto stress per affrontare l’emergenza legata ai molteplici malori, il Notiziario ha voluto affrontare col direttore generale di Asst Marco Bosio la questione ospedali e servizi. L’obiettivo è capire quanto siano in salute le nostre strutture, anche dal punto di vista del personale, e quanto i servizi siano vicini ai cittadini, inclusa la questione delle liste d’attesa.
Direttore, cosa fa davvero la differenza tra un buon ospedale e un grande ospedale?
“Un grande ospedale è un ospedale di grandi dimensioni che fa cose che fa solo lui: Niguarda e il Policlinico ad esempio. Ci sono strutture dove fanno i trapianti, dove c’è il centro ustioni, dove si fanno operazioni che è giusto vengano fatte solo da alcune strutture. Il buon ospedale è l’ospedale, secondo me, territoriale come il nostro, cioè quello vicino alle persone che fa tutto, nel senso che non ha delle super specialità, ma che permette di risolvere la maggior parte dei bisogni che hanno le persone, per cui la differenza è quella, è giusto che ci siano i grandi ospedali perché i professionisti è giusto che si concentrino solo in alcune strutture per prestazioni super specialistiche, così come è importante che ci siano gli ospedali a livello provinciale, vicino ai territori, che siano in grado di fare quello che è più richiesto rispetto alle esigenze delle persone”.
Qual è il principale ostacolo nel motivare medici e infermieri oggi?
“La questione non è solo economica, è anche di motivazione personale e di vocazione rispetto alla sanità, noi arriviamo dal periodo del Covid dove medici e infermieri erano considerati tutti eroi e dopo piano piano sono incominciate le aggressioni. Il ruolo del sanitario, la questione che sia medico o comunque che lavori in Sanità, deve essere valorizzato come ruolo perché è di quello che abbiamo bisogno, cioè risolvere un problema di salute. Certamente l’aspetto retributivo, specialmente per quanto riguarda l’ambito infermieristico, è molto importante perché quando si fanno dei lavori usuranti, dove uno deve lavorare h24 anche di notte, deve avere una retribuzione più adeguata e anche una capacità di carriera in modo che uno nell’arco dei suoi 30-35 anni di lavoro possa in qualche maniera anche progredire in modo automatico”.
Qual è il bisogno sanitario della popolazione del Garbagnatese che oggi non viene ancora intercettato?
“Ci sono dei bisogni che potremmo intercettare meglio, in maniera più rapida. Abbiamo fatto tanto anche quest’anno, in termini di prestazioni ambulatoriali più richieste, il 10% in più di quanto richiesto da Regione. Questo però non basta perché per alcune prestazioni i tempi d’attesa sono ancora lunghi, non è tanto il fatto di intercettare i bisogni che non riusciamo ad accogliere, ma di farlo in maniera più efficiente”.
Se potesse chiedere una sola cosa ai sindaci del territorio per migliorare la salute pubblica, quale sarebbe?
“Di essere sempre al nostro fianco, all’unisono, in modo che il cittadino percepisca che a livello di Sanità l’Azienda fa la sua parte e il Comune, l’amministrazione, è vicino a quanto fa l’Azienda. Da questo punto di vista io non posso dire niente perché qualsiasi cosa facciamo, abbiamo il supporto dei Sindaci, lavoriamo in sinergia”.
Se un cittadino potesse vedere solo un indicatore per giudicare se la Asst funziona bene, quale sceglierebbe?
“Questa è una domanda un po’ difficile perché il sistema sanitario è talmente complesso che la percezione del tempo atteso è oggettiva, non fa capire la dinamica sottesa. Per facilitare i cittadini da circa un anno abbiamo stabilito che quando una persona fa una prestazione qui in ospedale e il medico prescrive un controllo o un esame aggiuntivo, la prenotazione gliela facciamo subito noi, senza che lui debba chiamare il Cup o fare altro, la percezione diventa positiva per quell’ambito. Anche le modalità di accoglienza sono fondamentali; se la persona trova l’infermiera gentile, l’addetta alle informazioni gentile, il medico gentile, si predispone molto bene; credo molto all’umanizzazione delle cure, a parte essere bravi professionisti, dobbiamo anche essere persone che siano in grado di accogliere in maniera positiva i pazienti. Se non lo facciamo noi, chi lo deve fare? Non è semplice però ma è un aspetto fondamentale”.
La struttura dell’ospedale nuovo risponde a esigenze di praticità, di razionalità e di comodità?
“La risposta è assolutamente sì, perché nessuna struttura lavorando da sola praticamente esaurisce il bisogno del paziente, ogni struttura ha bisogno della radiologia, il laboratorio, il collega, il fatto di essere una struttura unica, tutte unite, questo è comprovato da persone che vengono da altre strutture, facilita molto il lavoro dei professionisti. L’efficienza organizzativa aumenta perché le persone hanno la possibilità di colloquiare senza andare in vari padiglioni, come succedeva magari una volta”.
Garbagnate, “Visite di domenica per abbattere le liste d’attesa? Non funziona…”
Quando avrà inizio il servizio serale e festivo per la riduzione delle liste d’attesa?
“Noi abbiamo già fatto il servizio serale fino alle 20 e anche il sabato. La domenica abbiamo provato a far qualcosa, ma tendenzialmente non funziona bene, nel senso che le persone la domenica non vengono. Questo non lo dico solo io, lo dicono anche altre strutture di Milano, mentre il sabato è richiesto. Noi l’abbiamo fatto specialmente per la radiologia, abbiamo incrementato le ore e abbiamo aperto anche il sabato mattina. Sull’aspetto festivo, le esperienze pregresse ci dicono che le persone non lo gradiscono troppo”.
Ora una domanda che ci arriva da un 85enne del Movimento della Terza Età: come fare in modo che i pazienti anziani vengano trattati con rispetto, indipendentemente dall’età?
“Questo più che una richiesta è un diritto ed è un dovere nostro, nel senso che la prima cosa che noi dobbiamo garantire è la cortesia e l’accoglienza delle persone, chi arriva da noi ha bisogno di rispetto a un problema di salute che è la cosa principale. Il fatto di essere accolti in maniera positiva e cordiale è la prima medicina, poi c’è tutta la terapia. Per cui questo se non l’ha avuto mi dispiace molto, è uno degli elementi fondamentali perché loro debbono avere il diritto di averlo”.
Se potesse ridisegnare da zero la Sanità senza vincoli normativi, quale sarebbe la prima cosa che cambierebbe?
“La troppa burocrazia. Questo non è responsabilità della Regione, sono norme statali che ci penalizzano tanto in velocità e in efficienza; a noi piacerebbe fare le cose in maniera molto più rapida per dare risposte alle persone. Invece la burocrazia purtroppo allunga tutti i tempi possibili. Adesso qui abbiamo avuto dei finanziamenti importanti l’anno scorso per rifare il pronto soccorso di Rho, per rifare l’ostetricia e la ginecologia. Sappiamo che quelle opere saranno praticamente attive tra un anno, un anno e mezzo, ma non perché non siamo efficienti noi, ma perché ci sono delle procedure amministrative molto complesse. Dobbiamo fare la progettualità, dobbiamo fare la gara per il progettista, la gara per i lavori, poi ci sono tutti i lavori e una lunghezza infinita di opere pubbliche che sono proprio un problema a livello nazionale”.





