Vi ricordate quando eravamo ragazzi? Il momento che si viveva con maggiore ansia era quello della pagella scolastica: si scoprivano i voti che avremmo portato a casa, col rischio di qualche bella tirata d’orecchi per nulla piacevole.
Gli anni passano e le prospettive cambiano: se da giovani avevamo l’ansia della pagella, adesso abbiamo la stessa ansia quando… ritiriamo gli esiti degli esami del sangue.
L’esito degli esami del sangue, un po’ come la pagella di una volta
Se la pagella era una sentenza trimestrale, gli esami del sangue sono il giudizio universale annuale. Con la differenza che almeno a scuola potevi copiare. Eppure il meccanismo è identico: ti presenti al laboratorio con la stessa faccia del ragazzino che entrava in presidenza, fai finta di niente, sorridi all’infermiera, scambi due battute col signore seduto accanto a te che è lì per lo stesso motivo, ma dentro stai già negoziando con il destino: “Avrò mangiato abbastanza verdura? Quella sera di grigliata alla Festa Alpina mi tradirà?”…
Poi, qualche giorno dopo, il momento fatidico: ritiri l’esito e cominci a leggere… Ma il bello viene dal medico. Ti siedi davanti a lui con il foglio in mano, lo stesso foglio coi dannati asterischi che hai già riletto venti volte. Lui dà un’occhiata, sorride e dice: “Tutto abbastanza nella norma”. E tu, che avevi già mentalmente scritto il testamento, ti alzi rinato.
In fondo la vita è così: cambia la pagella, non cambia l’ansia. Solo che a quindici anni l’insufficienza si recuperava con un’interrogazione, mentre a sessanta il colesterolo si recupera rinunciando al gorgonzola. E forse è una punizione peggiore.
Piero Uboldi





