Un lungo intervento per spiegare e difendere il progetto, interrotto più volte dai commenti del pubblico. Il data center previsto a Cesate è stato uno dei temi più accesi del Consiglio comunale del 3 agosto, con il sindaco Roberto Vumbaca impegnato a rispondere alle preoccupazioni emerse nelle settimane precedenti.
“La logistica inquina con i camion e spacca le strade. La transizione digitale non inquina”. E ancora: “I data center nessuno li vorrebbe come nessuno vorrebbe il benzinaio. Possiamo farne a meno?”. Sono due dei passaggi più netti dell’intervento del sindaco e quelli che meglio riassumono la posizione dell’Amministrazione: il data center viene presentato come un’infrastruttura ormai necessaria e rispetto ad altri possibili insediamenti industriali, come una scelta ritenuta meno pesante per il territorio.
Data center a Cesate, le spiegazioni del sindaco
Frasi che hanno provocato reazioni tra il pubblico che per l’occasione era numeroso e presente in sala. Il primo cittadino, già all’inizio della seduta, aveva ricordato che i cittadini potevano assistere ma non intervenire. Durante le comunicazioni del sindaco, però, non sono mancati mormorii e interruzioni, con diversi richiami al silenzio.
Uno dei primi punti affrontati è stato quello urbanistico. Vumbaca ha ricordato che l’area interessata aveva già destinazione industriale nei Pgt del 2010 e del 2017. “Cosa abbiamo introdotto noi? Abbiamo introdotto la possibilità di data center”, ha spiegato. La tesi del sindaco è quindi che quei terreni avrebbero comunque potuto ospitare un insediamento industriale.
Da qui anche il paragone con una possibile grande logistica, citando l’esempio di Amazon e il traffico di camion che, secondo Vumbaca, un’attività di quel tipo avrebbe potuto portare sul territorio. È in questo passaggio che il sindaco ha contrapposto la logistica alla “transizione digitale”, suscitando nuove reazioni dalla sala.
Il sindaco ha poi contestato l’idea che tutti i circa 60mila metri quadrati interessati dal Piano vengano coperti dalla struttura. Secondo i numeri illustrati in Consiglio, circa 12mila metri quadrati nella parte nord rimarrebbero verdi, altri 10mila sarebbero destinati a verde e l’edificio occuperebbe circa 23mila metri quadrati. Il resto comprenderebbe anche viabilità e spazi di manovra.
Il sindaco ha affrontato anche il nodo dell’acqua. Ha sostenuto che il sistema di raffreddamento funzionerebbe a ricircolo e che, dopo il primo riempimento, sarebbero necessari soltanto rabbocchi. Secondo quanto riferito da Vumbaca, l’acqua utilizzata non graverebbe sulla normale rete idrica del paese.
Sul fronte dell’energia il primo cittadino non ha negato gli elevati consumi, definendo il data center “energivoro”, ma ha spiegato che l’alimentazione arriverebbe attraverso una linea dedicata collegata a una sottostazione Terna e quindi, secondo l’Amministrazione, senza pesare sulla rete elettrica utilizzata dai cittadini.
Altro punto sul quale Vumbaca ha insistito è l’iter autorizzativo. Il Comune, ha spiegato, non avrebbe ancora autorizzato tutta la parte impiantistica. Per rendere il concetto più immediato ha usato un’immagine: “Quello che ha approvato il Comune è la casa, la scatola”. Gli impianti dovranno invece affrontare la Valutazione di Impatto Ambientale e gli altri passaggi previsti prima della realizzazione.
Cesate, il data center e la questione economica: vale 10 volte un insediamento produttivo
C’è poi il capitolo economico. Il sindaco ha quantificato in oltre 6 milioni di euro gli oneri che l’intervento porterebbe al Comune, circa dieci volte quelli citati per un altro insediamento produttivo. Risorse che, ha spiegato, servono anche “per fare strade” e più in generale per finanziare opere e servizi per la città.
È proprio mettendo insieme utilità e ritorno economico che il sindaco ha sviluppato la sua difesa del progetto. “I data center nessuno li vorrebbe come nessuno vorrebbe il benzinaio”, ha detto, ponendo subito dopo la domanda: “Possiamo farne a meno?”. La risposta del sindaco è sostanzialmente negativa: queste strutture, a suo giudizio, sono ormai necessarie per sostenere servizi digitali utilizzati quotidianamente.
Una lettura che resta molto distante da quella di Cesate Insieme e di una parte dei cittadini. La minoranza continua a chiedere dati più completi su consumo di acqua ed energia, rumore, calore prodotto dagli impianti e ricadute ambientali. Dopo la Commissione Urbanistica del 29 luglio il consigliere Roberto Della Rovere aveva chiesto di mettere a verbale il proprio dissenso sul Piano attuativo, motivandolo con “l’indeterminatezza ancora presente nello scenario contenuto nei documenti allegati al Piano Attuativo”, che a suo giudizio non consente “una piena, chiara e netta valutazione” delle ricadute sulla qualità della vita della comunità di Cesate.
Anche nel corso del Consiglio il confronto si è fatto acceso. Oltre alle reazioni del pubblico, non sono mancati momenti di tensione tra il sindaco e i consiglieri di minoranza, con interruzioni e richiami durante l’intervento.
Nel finale Della Rovere ha chiesto la parola per fatto personale, sostenendo di essere stato chiamato in causa più volte. Il consigliere ha contestato alcuni passaggi della ricostruzione fatta dal sindaco e ha ribadito che avrebbe preferito un confronto “più aperto e trasparente” già durante la Commissione Urbanistica.
Il Consiglio del 3 agosto non ha quindi chiuso la discussione. Da una parte l’Amministrazione difende il data center come un insediamento compatibile con la destinazione dell’area, sottoposto ai controlli previsti, necessario per la transizione digitale e capace di portare importanti risorse economiche. Dall’altra opposizione e cittadini chiedono che prima di procedere vengano chiariti con dati più precisi gli effetti reali su acqua, energia, rumore, calore e territorio.
Il confronto, intanto, continua anche fuori dal municipio. In meno di tre giorni la petizione online contro la realizzazione del data center ha superato le 1.160 firme.
Francesca del Negro





