Oltre 1160 firme in meno di tre giorni per chiedere di fermare la realizzazione del data center a Cesate. La protesta contro il progetto corre online, tra social, messaggi e passaparola, mentre attorno al tema si sta formando un gruppo di cittadini intenzionato ad approfondire le possibili conseguenze dell’insediamento.
“Impedire la costruzione di un data center a Cesate” è il titolo della raccolta firme. Nel testo vengono sollevate preoccupazioni per rumore, emissioni legate ai gruppi elettrogeni, calore prodotto dalle apparecchiature, utilizzo dell’acqua per il raffreddamento e presenza di combustibili.
A muoversi sono in molti e soprattutto i residenti delle zone vicine all’area interessata. “Siamo cittadini preoccupati di avere un data center definito hyperscale a poche centinaia di metri da casa”, spiegano alcuni dei promotori, che ricordano il carattere verde del territorio e chiedono maggiori certezze sugli effetti che la struttura potrebbe avere una volta entrata in funzione.
Cesate, raccolta firme contro il Data Center
Tra i temi sollevati c’è anche quello del calore. I cittadini richiamano un recente studio internazionale, coordinato anche da ricercatori dell’Università di Cambridge, che analizzando grandi data center nel mondo ha individuato un aumento della temperatura superficiale nelle aree circostanti dopo la loro entrata in funzione. Lo studio non riguarda Cesate, ma per i residenti è uno degli aspetti che dovrebbe essere approfondito prima di arrivare alla realizzazione dell’impianto.
“Vogliamo capire quale sarà realmente l’impatto su chi abita qui”, spiegano. Tra le domande ci sono il sistema di raffreddamento che verrà utilizzato, il consumo d’acqua, il rumore prodotto dagli impianti e dai sistemi di emergenza e le conseguenze sul paesaggio.
Dubbi che nelle ultime settimane hanno alimentato un confronto sempre più acceso. Il 29 luglio circa 150 persone avevano partecipato alla Commissione Urbanistica dedicata al progetto, molte seguendo l’incontro in piedi. Cesate Insieme, il giorno successivo, aveva giudicato insufficienti le risposte arrivate durante la seduta, sostenendo che restassero ancora troppe incognite per valutare gli effetti del data center sul territorio, sull’ambiente e sulla qualità della vita.
Al termine della Commissione il consigliere Roberto Della Rovere aveva chiesto di mettere a verbale il dissenso del gruppo sul Piano attuativo, motivandolo con “l’indeterminatezza ancora presente nello scenario contenuto nei documenti allegati al Piano Attuativo”, che a suo giudizio non consente “una piena, chiara e netta valutazione” delle ricadute sulla qualità della vita della comunità di Cesate.
Il confronto si è riacceso il 3 agosto, quando altri cittadini sono tornati in municipio per assistere al Consiglio comunale.
Prima di affrontare il tema, il sindaco Roberto Vumbaca aveva ricordato che il pubblico poteva assistere ma non intervenire. Durante il suo lungo intervento sul data center, però, dalla sala sono arrivati più volte commenti e interruzioni, tanto che il sindaco ha richiamato i presenti al silenzio.
Le posizioni restano distanti. Cesate Insieme contesta soprattutto la mancanza, di informazioni sufficienti per valutare fino in fondo gli effetti dell’impianto. Il gruppo sostiene di non essere contrario alla tecnologia, ma chiede approfondimenti su consumi energetici, consumo di suolo, rumore, ricadute ambientali e benefici reali per la comunità.
Data Center a Cesate, cresce la protesta dei residenti
Di tutt’altro avviso il sindaco, che in Consiglio ha difeso la scelta dell’Amministrazione. Vumbaca ha ricordato che l’area è classificata come industriale già dal 2010 e ha spiegato che il progetto dovrà ancora affrontare la Valutazione di Impatto Ambientale. Ha inoltre sostenuto che la futura struttura avrebbe una linea elettrica dedicata e che l’acqua utilizzata non graverebbe sulla rete del paese. Sul piano economico ha quantificato in oltre 6 milioni di euro gli oneri che l’intervento porterebbe al Comune.
Il sindaco ha anche respinto il paragone con insediamenti industriali più tradizionali, sostenendo che un data center abbia un impatto diverso da quello, per esempio, di una grande logistica. Un passaggio che non ha convinto tutti i presenti e che ha alimentato nuove reazioni dalla sala.
Le oltre 1.160 firme raccolte in meno di tre giorni mostrano però che il confronto è tutt’altro che chiuso. Il gruppo che si sta formando punta ora anche a coinvolgere esperti, per studiare gli elaborati tecnici e arrivare con dati e domande precise ai prossimi passaggi del progetto.
Francesca del Negro





