La serie THE CHOSEN, in italiano IL PRESCELTO, disponibile su Netflix con le prime cinque stagioni, è un progetto di crowdfunding: primo caso al mondo, è finanziata attraverso le offerte economiche dei suoi spettatori (la prima stagione fu sostenuta dal mondo cattolico e protestante americano con ben dieci milioni di dollari), idea lanciata dal regista Dallas Jenkins dopo avere girato prima un film.
E’ la prima serie moderna che racconta la storia di Gesù di Nazareth. Non solo dal suo punto di vista, ma anche da quello dei suoi discepoli, che anzi quasi assurgono al ruolo di coprotagonisti. Inizialmente era una miniserie il cui successo era tutto da sperimentare, ma è piaciuta così tanto che – col passaparola – è divenuta famosa in tutto il mondo. E Netflix ha fatto il resto quando l’ha distribuita, con milioni di visualizzazioni.
The Chosen, recensione: la vita di Gesù e dei discepoli
L’idea di fondo è raccontare il Gesù dei Vangeli con dovizia di dettagli sui fatti principali, come le nozze di Cana o la resurrezione di Lazzaro. In realtà gli autori si prendono per così dire delle licenze poetiche, introducendo personaggi inesistenti e immaginando eventi della vita personale dei discepoli al solo scopo di renderli più umani, di tratteggiarli com’erano con le loro paure e debolezze. Scopriamo così come le loro preoccupazioni e il loro bisogno di sostegno divino – seppure avessero vissuto duemila anni fa – non fossero poi tanto diversi dai nostri. Lo stesso Gesù viene mostrato spesso sorridente, ironico e scherzoso, balla in gruppo e non si sottrae mai alle fatiche fisiche. Ne scaturisce un racconto corale in un contesto storico caratterizzato da una messa in scena perfetta. La recitazione è ottima, credibile e mai forzata: è facile affezionarsi ai personaggi, le cui vicende sono raccontate talmente bene che il ritmo lento è solo un dettaglio.

C’è chi dice: “Questa serie mi ha fatto venire voglia di pregare”
C’è chi vedendo questa versione della biografia di Cristo ha confessato: “Mi ha fatto venire voglia di pregare”. Forse era questo l’obiettivo che si prefiggeva Dallas Jenkins dall’inizio: raccontare la fede diversamente, narrando in modo “moderno” la vita di un uomo che dopo duemila anni fa ancora parlare tanto di sé.
IL NOSTRO VOTO:
8
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