Addio al bollo auto (e moto), la tassa di possesso sarà cancellata dal Governo almeno per il 2027, ma restano dubbi sulle coperture.
L’annuncio del Governo sull’abolizione del bollo auto rappresenta una svolta storica per la fiscalità sui trasporti, ma apre contemporaneamente un complesso fronte contabile con gli enti territoriali. La misura, approvata dall’esecutivo e fortemente voluta da Forza Italia nel solco dello slogan berlusconiano, prevede l’azzeramento della tassa automobilistica per le vetture di piccola e media potenza (fino a 80 kW) e per i motocicli di qualsiasi cilindrata. Un intervento d’impatto che secondo le stime ufficiali coinvolgerà circa 14,5 milioni di veicoli, pari a oltre il 70% del parco circolante, garantendo il beneficio a ciascun contribuente per un solo mezzo di proprietà.
Il Governo elimina il bollo auto (e moto)
Se da un lato l’esecutivo rivendica la cancellazione di una delle gabelle più invise agli italiani — introdotta nel 1953 come tassa di circolazione e trasformata negli anni ’80 in tassa di possesso —, dall’altro la struttura finanziaria del provvedimento solleva importanti interrogativi di sostenibilità istituzionale e contabile.
Il nodo centrale risiede nella natura stessa del tributo: il bollo auto è infatti una tassa di possesso incassata e gestita direttamente dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano. L’abolizione comporta quindi un’immediata voragine nei bilanci regionali che lo Stato dovrà necessariamente compensare. La bozza del decreto prevede per l’anno 2027 un trasferimento straordinario di 2.293,5 milioni di euro a titolo di ristoro per il mancato gettito. Una cifra consistente ma che rischia di non coprire integralmente le perdite reali degli enti locali, dato che le entrate complessive generate dal bollo su scala nazionale oscillano tra i 6,5 e i 7 miliardi di euro all’anno.
A pesare sull’intero impianto è inoltre il fattore tempo. Al momento le coperture finanziarie sono state individuate esclusivamente per il primo anno di applicazione, limitando l’efficacia del provvedimento al solo 2027. Non vi è alcuna certezza né garanzia di copertura strutturale sulle annualità successive, un dettaglio che ha scatenato le critiche delle opposizioni. Tra le voci più critiche si registra quella del segretario del Partito Liberal Democratico, Luigi Marattin, che ha evidenziato come un’esenzione limitata a soli dodici mesi rischi di trasformarsi in un boomerang fiscale: senza fondi pluriennali, il Governo si troverà costretto già dal prossimo anno a reperire nuovamente oltre 2,4 miliardi al solo scopo di non ripristinare la tassa, scaricando il problema sulle manovre future.





