Stavolta gli spagnoli hanno dato una lezione agli americani: con LA CASA DI CARTA, perla di Netflix, hanno dimostrato che anche in Europa si possono produrre serie di qualità sotto ogni profilo: trama, approfondimento psicologico dei personaggi, fotografia (i colori sono accesi, così lontani dalle atmosfere rarefatte dei serial nordeuropei) e un montaggio che segue la strada della tensione e dell’adrenalina.
La storia può sembrare classica, ma lo è solo in apparenza. Qui niente è normale: dai rapinatori, che per non riconoscersi a vicenda si sono dati i nomi di città, tutti con storie drammatiche alle spalle, agli ostaggi pronti a tutto per sopravvivere, agli incredibili eventi che vedono protagonista la banda nei giorni in cui tiene sotto scacco le autorità spagnole. Il piano, orchestrato nei minimi dettagli in quattro mesi trascorsi dai componenti – guidati dal Professore – in un vecchio cascinale, sembra perfetto ma non lo è. Gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. E alla fine noi spettatori ci sentiamo come gli spagnoli che seguono le imprese dei rapinatori alla tv, parteggiando per loro, non per la polizia. Anche quando si tenterà il colpo alla Banca di Spagna.Perché alcuni articoli non sono firmati?
Perché sono il risultato di un lavoro collettivo.
Dietro ogni notizia su queste pagine, ci sono giornalisti che da oltre 30 anni raccontano con passione la cronaca locale.
Quando un articolo non porta una firma, è perché è frutto del nostro impegno condiviso: un’informazione costruita insieme,
con la serietà che ci contraddistingue.
Edicola digitale | Canale Telegram


