Arese, al confine con l’Ucraina per salvare i rifugiati: la storia di Elio e dei volontari della Misericordia.
E’ trascorso più di un mese dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina.
Una guerra che ha devastato le città ucraine, stravolgendo la vita di chi vi abitava.
L’Italia ha organizzato iniziative per supportare la popolazione colpita dal conflitto, a partire da raccolte di beni di prima necessità da inviare al confine.
Abbiamo incontrato Elio Di Leo, da anni volontario e vicepresidente della Misericordia di Arese, nonché delegato nazionale dell’area emergenza di tutte le misericordie d’Italia.
Per prima cosa, gli abbiamo chiesto in che modo i volontari abbiano dato il proprio contributo nella gestione dell’emergenza guerra in Ucraina.
Misericordia: come abbiamo aiutato i rifugiati
“Fin dal primo giorno di guerra, i volontari si sono attivati su un duplice fronte: il primo, quello dell’invio di aiuti umanitari, dunque coinvolgendo la popolazione nella raccolta di beni di prima necessità seguendo quelle che sono state le richieste specifiche del Sindaco e del Vescovo della città ucraina di Leopoli (farmaci, alimenti a lunga conservazione, intimo femminile e infantile)
In secondo luogo, schierandosi in prima linea organizzando missioni alla frontiera (due frontiere polacche, Medyka e Korczowa, dove si riscontra il maggior flusso di rifugiati).
“Oltre a ciò, sabato i volontari sono stati impegnati in una grossa operazione aerea, organizzata su richiesta del Sindaco di Leopoli, dopo che alcune delle strutture congregative ucraine che ospitavano minori e famiglie in difficoltà o in condizioni disagiate, sono state oggetto di bombardamento da parte delle forse russe”.
“Dunque il Sindaco ci chiedeva di trasportarli in Italia facendoci inoltre carico della loro accoglienza; per questo, in accordo con le prefetture e il ministero dell’interno, abbiamo messo in piedi 3 strutture in Toscana, per accogliere ben 130 rifugiati”.
“Siamo partiti sabato mattina dall’aeroporto di Malpensa, con direzione Lublino, dove arrivavano i mezzi della misericordia con a bordo i rifugiati, che abbiamo appunto trasportato in Italia.
ITA Airway ha messo gratuitamente a nostra disposizione un airbus”.
Arese, Misericordia: i rifugiati ci hanno cambiato
Cosa si prova a livello emotivo durante missioni di questo tipo?
“Sono stato più volte in frontiera e la prima di queste è stata come ricevere un pugno nello stomaco, nessuno di noi era preparato a una guerra”
” Andare alla frontiera, e vedere la disperazione di persone che hanno perso tutto, mamme con in braccio i propri figli, con a malapena uno zainetto sulla spalla, percorrere anche a piedi chilometri senza nemmeno una destinazione certa, è stato un pugno nello stomaco”.
“Come volontario ho preso parte a diverse missioni di emergenza organizzate dalla protezione civile, ma questa è stata veramente impegnativa a livello emotivo.
La prima volta non si è mai pronti ed io ho faticato a non lasciarmi trasportare dalle emozioni e a non perdere di vista il motivo per il quale mi trovavo lì”.
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