Bollate, softball: Paola Sarassi nello staff della nazionale.
Un’altra bollatese è entrata a far parte dello staff della Nazionale Italiana di Softball, insieme a Greta Cecchetti pitching coach. Si tratta di Paola Sarassi, già giocatrice del Bollate Softball, del Parma ed ex assistente allenatrice di Bollate, Legnano e Caronno, ricoprendo il ruolo di ‘bench coach’ della Nazionale Italiana Una sorpresa, non per il valore della persona che conosciamo da anni ma per la rivoluzione attuata dopo l’elezione di Fraccari alla guida dalla Fibs in sostituzione di Marcon per il quadriennio Olimpico 2025/2028. Azzerati gli organi tecnici ecco che Craig Montvidas, stimato manager a livello internazionale, chiama nel suo staff Paola.
E’ stata una sorpresa?
“Bè in un certo senso sì, ma innanzi tutto onorata e orgogliosa perchè la telefonata di Marina Centrone, Vice Presidente Fibs, è giunta inaspettata”.
Bollate, softball: Paola Sarassi nello staff della nazionale
Facciamo un passo indietro e presentiamo Paola ai lettori: classe 1961, figlia di un noto commerciante bollatese di ortofrutta, interno di ruolo, casacca n°14, è stata 38 volte Azzurra d’Italia iniziando all’età di 10 anni nel Bollate Softball, poi la lunga trafila nelle giovanili, esordendo nel 1972 in Serie A in posizione 6, interbase. In carriera ha vinto 9 scudetti, 7 col Bollate e 2 col Parma e ha partecipato a 3 Campionati d’Europa e 1 Mondiale. Nel 2024 è stata coach del Caronno softball e negli ultimi mesi del campionato ha ricoperto il ruolo di capo allenatore, dopo l’allontanamento di Argenis Blanco.
Sei stata compagna di Nazionale con forti giocatrici come Monica Corvino, Donatella Cena, Paola Marfoglia, Nadia Barolo, Carla Martignago, Rita Ramieri e altre. Nonostante giocatrici di questo calibro, cosa è mancato alla Nazionale per affermarsi di più in Europa?
“L’Olanda di quel periodo era indubbiamente la più forte, con una solida preparazione alle spalle, un’abitudine ai tornei internazionali. Loro già semi professioniste, noi invece dovevamo conciliare scuola e/o lavoro. Ma oggi non è più cosi, lo si è visto nel recente europeo che l’Italia ha vinto”.
Nel 1980 la Nazionale della Repubblica Popolare Cinese, in seno alla iniziativa politica di avvicinamento della Cina all’Europa, è arrivata in Italia per una tournè che attraversò tutta la penisola. La prima partita fu a Bollate e tu sei stata l’unica, insieme a Maddalena Soldi, a giocare tutte le partite. Che ricordi hai di quella esperienza?
“Dire bellissima è poco, gratificante e con molte difficoltà iniziali perchè le cinesi erano e sono di un altro pianeta. Ma nelle ultime partite siamo migliorate e… ci siamo tolte qualche soddisfazione”.
In quella occasione due giocatrici beffarono il Commissario Politico e fecero perdere le loro tracce. Cosa hai saputo di quella vicenda?
“Nulla, solo al rientro a Bollate abbiamo saputo dell’episodio”.
Come hai vissuto l’arretramento di due metri, nel 1989, della pedana di lancio?
“In modo positivo perché la poca distanza dal box di battuta alla pedana di lancio era diventata anche pericolosa. Il livello di gioco si è elevato ed hai avuto la possibilità di ‘leggere’ meglio il lancio e questo ha aiutato i battitori”.
Se ti dico una data, Ottobre 1983, cosa ti ricorda?
“Parecchie cose: l’ultima partita col Bollate, lo scudetto vinto dopo una partita spigolosa in un clima di alta tensione perché Donatella Cena, che avrebbe lanciato per la Lazio, si presentò allo stadio senza documento di identità e fu esclusa dall’incontro…”.
Nell’ultima settimana di maggio a Caronno si è svolto il primo raduno della nuova Nazionale guidata da Montvidas, in che condizioni sono arrivate le ragazze?
“Con molto entusiasmo, voglia di fare e curiose di conoscere la filosofia del nuovo Manager. Le risposte sono state positive”.
A proposito tu come stai perché ,i dicevi che il dolore alla spalla non ti permetteva di ‘fungare’ nel modo migliore?
“Sei mesi di terapie e il dolore è passato”.
Siete chiamate quest’anno a difendere il titolo Europeo conquistato in Olanda lo scorso anno e poi ci saranno le qualificazioni olimpiche. Quali prospettive ci sono?”
“Le prospettive sono di confermarsi Campionese d’Europa ma di centrare la qualificazione Olimpica perché alla manifestazione ritorna il softball e l’Italia non può mancare”.
Qual è il più grande rammarico della carriera?
“Non avere vinto nulla con la Nazionale, sempre secondi posti o addirittura giù dal podio”.
Qual è stato il tuo anno migliore?
“A Parma nel 1989, era previsto un anno di ricostruzione invece centrammo a sorpresa lo scudetto”.
Quale partita vorresti rigiocare?
“La quinta partita della finale di Coppa dei Campioni contro le olandesi dell’ HCAW”.
Quale è la giocatrice italiana che quest’anno ti ha impressionato di più?
“Melaniy Sheldon del Caronno, migliora in continuazione e non dite che sono di parte”.
E quella straniera?
“Jazmyn Jackson, utility del Collecchio”.
Mi sembra che il livello del gioco e di conseguenza delle ragazze in questi ultimi anni si sia abbassato?
“Bè sì, se escludiamo alcune piazze, c’è poco materiale umano su cui lavorare. Poi le società non hanno stesso standard di allenamento. Sarà sicuramente utile il lavoro della film maker Lacey Wermington che al termine di ogni allenamento ci propone i video delle azioni di ogni singolo giocatore”.
Quindi saresti favorevole alla riapertura dell’Accademia del softball di Tirrenia?
“Sì per creare interesse e la divulgazione del softball”.
Avresti mai rinunciato a una convocazione in Nazionale?
“Un anno ho rifiutato la convocazione, il manager era Tonino Micheli. C’era poco rispetto”.
Cosa fai nel tempo libero ammesso che tu ne abbia?
“Ne ho poco perché seguo anche le squadre giovanili”.
Perché una ragazza oggi dovrebbe di giocare a softball?
“Per me è lo sport più bello, individuale ma è al servizio della squadra”.
Con quale personaggio andresti a cena?
“Con gli amici veri!”.
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