Gli tolgono la pensione, come se fosse un falso invalido, proprio lui che per i diritti degli invalidi si è battuto sempre, anche sulle pagine del nostro giornale. E’ la curiosa e triste storia di Gianni Donghi, di Garbagnate, che vive su una sedia a rotelle dal 1994. Tutti sanno che la sua è un’invalidità vera, dovuta a un incidente, ma evidentemente per la burocrazia non è così facile capirlo, soprattutto quando si è davanti a dipendenti dell’Inps non certo brillanti.
“Il 3 ottobre mi chiamano dall’Inps per una visita di accertamento – ci racconta – Dopo 3 ore di attesa, mi chiedono se ho portato la documentazione, ossia un certificato che attesti la mia disabilità. Io gli ho risposto: ma scusate, non è questa la commissione medica? Mi avete chiamato qui per un accertamento, voi siete due medici, visitatemi e accertatelo. Loro a quel punto mi hanno detto di no, che dovevo fargli avere io la documentazione e che dovevano solo archiviarla. Poi mi hanno detto che quella è la burocrazia e se non mi andava bene, di dirlo al mio amico Letta. Io gli ho detto che Letta non è mio amico, poi ho chiesto i loro nomi ma, testimone mia moglie, non hanno voluto dirmeli”.
Donghi a quel punto se ne è andato e, pur contrariato, ha deciso di seguire quelle assurde norme burocratiche: “Sono andato dalla mia fisiatra, le ho fatto fare il certificato, l’ho spedito dopo 10 giorni da quando me l’hanno detto, poi, esattamente dopo 4 giorni vado in Posta a ritirare la mia pensione d’invalidità di 700 euro e mi d i c o n o che me l ’ h a n n o sospesa. A quel punto mi sono davvero arrabbiato: ho chiamato la Rai, ho chiamato il mio avvocato e ho denunciato l’Inps, perchè voglio sapere chi sono quei due medici: se mi chiamano a una visita di accertamento, sono obbligati a visitarmi, perchè se porto un certificato esterno può essere falso o fatto da un medico compiacente. Al massimo dovevano mandarmi a fare un’altra visita, ma da un medico loro, non dal mio. Inoltre con che diritto mi hanno sospeso la pensione?”. Donghi si è rivolto alla Rai, un cui giornalista ha chiamato l’Inps e così subito si sono attivati: “Martedì mattina mi ha chiamato il direttore dell’Inps che si è scusato, ha detto che è stata una svista. Io ho detto che non è stata una svista ma semplicemente non hanno fatto il loro lavoro. Mi ha chiesto se possiamo chiudere tutto bonariamente ma io gli ho detto di no. Sono rimasto dodici giorni senza pensione e poi me l’hanno ripristinata, non sono morto, certo, ma se capitava a un anziano o a una persona che non ha la mia forza, che cosa succedeva? Restava senza pensione e si suicidava?”.
E’ così che Gianni Donghi ha intenzione di andare avanti nell’azione giudiziaria, così come ha detto alla Rai di andare avanti e così mercoledì mattina il suo caso è andato in onda su RaiTre nell’ambito del programma “Buongiorno Regione Lombardia”.
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