Dopo l’arresto dell’istruttore tecnico del Comune di Limbiate, architetto Massimo Gentile, l’Amministrazione comunale e il sindaco intervengono per precisare l’estraneità alla vicenda.
Questa mattina i carabinieri del Ros sono entrati nella sede del Municipio in piazza 5 giornate per effettuare delle perquisizioni nell’ufficio dell’architetto Massimo Gentile, responsabile del servizio Lavori Pubblici, in Comune dal 2019. Per lui l’accusa è quella di essere stato tra i fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro. I carabinieri avrebbero sequestrato anche i computer in uso al tecnico comunale.
“In merito alle notizie che sono state diffuse nelle ultime ore e che coinvolgono l’architetto Massimo Gentile, il Comune di Limbiate dichiara la completa estraneità ai fatti che riguardano vicende non collegate alla sua attività di dipendente comunale” -si legge nella nota diffusa dal Comune di Limbiate.
“Abbiamo appreso questa mattina dell’accaduto e da subito abbiamo prestato la necessaria massima collaborazione alle autorità per tutti i controlli di rito” precisa il Sindaco, Antonio Romeo, che dichiara: “l’Amministrazione Comunale ha sempre lavorato nel rispetto della legalità. Quanto sta emergendo in queste ore riguarda una brutta vicenda personale di un dipendente ma non coinvolge in alcun modo il Comune di Limbiate. Non permetterò pertanto che questi fatti possano intaccare o compromettere l’immagine dell’Ente che ha sempre operato e continuerà ad operare nel rispetto della legalità. Sono pronto ad adottare atti e provvedimenti che tutelino l’Ente, l’intera comunità limbiatese e l’immagine della nostra Città”.


