Si celebra oggi, 15 marzo la “Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare.”
Come riportato dal sito del Ministero della Salute “questi disturbi, in particolare l’anoressia, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata “binge eating”, sono un problema di sanità pubblica e oggetto di attenzione sanitaria e sociale per la loro diffusione, per l’esordio sempre più precoce tra le fasce più giovani della popolazione (anche nei bambini di 8-9 anni) e per l’eziologia multifattoriale complessa.
Ad esserne colpita è principalmente la popolazione femminile con un rapporto tra femmine e maschi di circa 9 a 1, anche se il numero dei maschi è in aumento soprattutto in età adolescenziale e pre-adolescenziale”.
Tra il 2020 e il 2021 una crescita attorno al 30% dei casi di disturbi alimentari, a causa della pandemia.
La Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla è stata istituita ufficialmente con decreto nel 2018 dopo una richiesta promossa da Stefano Tavilla, presidente dell’associazione “Mi nutro di vita” e padre di Giulia, una ragazza morta a 17 anni nel 2011, proprio il 15 marzo, per problemi legati alla bulimia mentre era in lista di attesa per entrare in un centro specializzato.
Si rileva inoltre che prima del 2020, la frequenza si attestava all’incirca tra l’1 e il 4% tra la popolazione giovanile, mentre tra il 2020 e il 2021 si è registrata una crescita notevole, attorno al 30% dei casi, a causa della pandemia.
Gli esperti consigliano ai genitori di osservare le modifiche del comportamento alimentare (rifiuto/riduzione del cibo, dell’acqua, condotte di autoeliminazione del cibo ingerito, calo del peso), le eventuali alterazioni del ciclo mestruale, l’isolamento sociale. Ma anche l’aumento spasmodico delle ore di studio e l’incremento delle performance scolastiche, che porta il soggetto, più spesso le ragazze, ad andare a letto tardi la sera proprio per raggiungere quel perfezionismo che si è autoimposto.
Nel caso dell’anoressia, poi, con un’incidenza tra il 30 e l’80% si verifica l’iperattività fisica, quest’ultima volta al raggiungimento del calo ponderale. Soprattutto le ragazze cominciano a praticare esercizi e attività motoria in maniera ritualizzata, non solo per perdere peso, ma anche per regolare gli stati emotivi (ansia, depressione, sensazione di fame)
Manuela Miceli
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