Dopo dieci mesi di preparazione, ai primi di giugno è stato eseguito all’IRCCS San Gerardo di Monza un intervento chirurgico di eccezionale complessità per separare due gemelline siamesi provenienti dal Senegal. Le bambine, arrivate in Italia nel luglio 2024 con un volo dell’Aeronautica Militare, erano unite in una delle forme più rare e gravi di fusione cranio-encefalica.
Nonostante l’enorme impegno medico e scientifico, una delle due sorelle, Thiaba, le cui condizioni erano già compromesse, non ce l’ha fatta. La sorellina Dior, invece, ha superato la delicata operazione e sta compiendo progressi in Terapia intensiva neurologica.
Al San Gerardo di Monza la separazione delle due gemelline siamesi, una è salva, l’altra purtroppo non ce l’ha fatta
L’intervento, durato complessivamente 48 ore, è stato il risultato finale di un lungo percorso di trattamento innovativo, basato su una separazione graduale delle strutture cerebrali e vascolari, accompagnata da una ricostruzione multi-tissutale.
Il progetto è stato coordinato da Smile House Fondazione ETS e ha coinvolto un’équipe internazionale di specialisti, con il supporto di centri di eccellenza lombardi come l’Istituto Neurologico Besta, il Policlinico di Milano e il Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Fondamentali anche le tecnologie di simulazione virtuale 3D, che hanno consentito di pianificare nel dettaglio ogni fase dell’operazione.
Le gemelline, di due anni e mezzo, erano affette da una condizione che colpisce un neonato ogni 2,5 milioni e che presenta un’altissima mortalità operatoria.
In tutto il mondo meno di 60 separazione negli ultimi 75 anni e meno di 15 casi di fusione verticale totale
In tutto il mondo si contano meno di 60 separazioni riuscite dal 1950 a oggi, e meno di 15 in casi di fusione verticale totale. L’ultimo intervento di questo tipo in Italia risaliva al 2017.
Il percorso non è stato solo medico ma anche profondamente umano. Per dieci mesi, l’équipe del San Gerardo si è presa cura delle due bambine e della loro famiglia, che ha trovato accoglienza grazie alla Fondazione Maria Letizia Verga. Questo legame tra medici, infermieri, associazioni e familiari ha permesso di affrontare insieme le difficoltà, condividendo momenti di speranza e di dolore.
Il lungo cammino verso la separazione è stato possibile grazie a una rete di collaborazione e solidarietà che ha dato vita a un’esperienza unica per tutti coloro che vi hanno preso parte.
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