Il Servizio sanitario nazionale si trova oggi di fronte a difficoltà crescenti, al punto che secondo molti milanesi non è più sufficiente a garantire le prestazioni di cui avrebbero bisogno. Lo rivela l’ultima ricerca dell’Osservatorio Sanità di UniSalute che, insieme a Nomisma, ha sondato le opinioni degli abitanti del capoluogo lombardo sullo stato della sanità pubblica.
Alla domanda se il servizio pubblico sia oggi in grado di coprire tutti i propri bisogni sanitari, oltre la metà dei milanesi, il 53%, risponde negativamente, a fronte di un 39% che mostra qualche incertezza (più sì che no) e di appena un 9% per cui la sanità pubblica, da sola, è ancora sufficiente. A conferma di ciò, sotto la Madonnina oltre due intervistati su tre (68%) dicono di essersi rivolti alla sanità privata nell’ultimo anno, a cui è pronto ad aggiungersi un altro 20% che pensa di farlo nei prossimi 12 mesi.
I problemi riscontrati nel servizio pubblico sono quelli di cui già molto si discute: i tempi di attesa eccessivi e i ritardi nell’erogare le prestazioni, di cui si lamentano rispettivamente il 95% e il 54% dei milanesi che ritengono il SSN non più sufficiente. Più bassa, al 36%, la percentuale di chi giudica inadeguata la qualità di prestazioni e servizi, a dimostrazione che la maggioranza ritenga ancora buono lo standard offerto dalla sanità pubblica.
Passando agli ambiti da migliorare, i milanesi vorrebbero innanzitutto che si riducessero i tempi di attesa (72%) e aumentasse il personale sanitario (49%). Circa un terzo desidererebbe che il SSN coprisse un maggior numero di prestazioni (32%) e che si svolgessero più campagne di prevenzione (30).
Queste richieste troveranno risposta? Il campione meneghino interrogato da UniSalute non sembra molto fiducioso: per il 70% il servizio pubblico riuscirà a rispondere ai loro bisogni solo parzialmente, e per un 21% addirittura potrebbe non farlo in alcun modo. L’augurio è che questo pessimismo si riveli eccessivo, anche considerando che per oltre un milanese su cinque (22%) la salute propria e dei propri cari risulta essere la principale preoccupazione per il futuro, seconda solo alla non autosufficienza personale o di un familiare (36%).
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