Le nostre comunità sono rimaste scioccate alla notizia che domenica un diciassettenne ha ucciso a coltellate tutta la sua famiglia. L’omicida sembrava un ragazzo “a posto”, un tranquillo studente, una casa elegante, tante belle vacanze con i genitori… Ma qualcosa di terribile è scattato in lui. Sono passate poche ore da quel dramma ed ecco la notizia di un altro minorenne che, ad Arese, è caduto da un ponte, sembrerebbe per un gesto volontario, per fortuna senza esito fatale.
Fatti come questi un tempo non accadevano. Sono più di 35 anni che io seguo le cronache dei nostri comuni e posso dire con certezza che una volta i giovani, pur con i loro problemi adolescenziali, non avevano queste crisi. Mai si verificavano suicidi di giovanissimi, cosa che adesso accade, mai accoltellavano parenti o amici: certo, esisteva anche allora il bullismo, ma non le baby gang di cui oggi scriviamo. Il problema oggi c’è ed è serio perché la sensazione è che andrà peggiorando.
L’impressione è che a tanti giovani manchino saldi punti di riferimento. Sono i genitori, troppo assenti o troppo ossessivi, a rovinarli? O forse sono i social che li bombardano con prospettive assurde senza che nessuno li possa controllare? Non lo so. Una volta si usciva, si frequentavano le compagnie, ci si divertiva e si cresceva. Adesso si sta attaccati al telefonino, uno strumento troppo potente perché un ragazzino possa saperlo gestire senza rischiare di subire danni…
Piero Uboldi
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