Molti di voi probabilmente ricordano che in Europa c’è un Paese, la Svezia, che si è rifiutato di adottare stringenti misure anti Covid. Adesso, a distanza di un anno dall’inizio della pandemia, qual è la situazione in quel Paese? Ha avuto ragione? Probabilmente no. Ci spieghiamo: in Svezia si sono registrati ad oggi 813mila casi di Covid, ossia 80mila casi ogni milione di abitanti. Tra i Paesi europei con almeno 10 milioni di abitanti la Svezia è quella messa peggio dopo Repubblica Ceca e Portogallo.
Se però guardiamo al numero di morti, allora la situazione si ribalta: la Svezia non è più terza tra i grandi Paesi d’Europa, ma è decima, dietro a Repubblica Ceca, Ungheria, Belgio, Regno Unito, Italia, Portogallo, Spagna, Francia e Polonia. Allora hanno avuto ragione i governanti svedesi, direte voi. Invece no, perché nella diffusione del Covid influiscono molto il clima e l’inquinamento dell’aria.
I dati della Svezia non si possono confrontare con quelli italiani o polacchi, vanno confrontati con quelli di Norvegia e Finlandia. Ed è qui che crolla miseramente la politica svedese: in Svezia 80mila casi e 1330 morti ogni milione di abitanti, in Norvegia 17mila casi e 123 morti, in Finlandia 14mila casi e 153 morti ogni milione. Nove volte più morti in Svezia che in Finlandia. Se avessimo adottato qui da noi quella politica, probabilmente avremmo avuto anche noi nove volte più morti: non sarebbero bastati bare e cimiteri.
Piero Uboldi
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