
E’ meglio rinunciare alla propria privacy per favorire la lotta alla pandemia o è meglio mantenere la privacy ma avere meno armi con cui contrastare il virus? E’ questa la domanda che ci si deve porre se si vuole confrontare il metodo con cui noi italiani abbiamo combattuto il Covid e quello usato da Taiwan, Paese popolato da 24 milioni di cinesi.
I risultati sono clamorosamente diversi: in Italia a oggi abbiamo 3 milioni e 900mila contagiati e 118mila morti, a Taiwan a oggi hanno 1082 contagiati e 11 morti. Sì, avete letto bene: solo mille contagiati e 11 morti, un Paese di 24 milioni di persone che ha avuto meno contagi e meno morti di Solaro. Come è possibile? Perchè hanno rinunciato alla privacy. Semplificando (per necessità di sintesi): chiunque a Taiwan è obbligato a scaricare sul telefonino una app che ne registra gli spostamenti, il telefonino deve essere sempre portato con sé, se rimane fermo nello stesso luogo arriva un messaggio a cui si deve rispondere subito (per evitare che qualche furbo esca lasciandolo a casa) e se non si risponde arriva la polizia. Chi entra in contatto con un positivo è messo 21 giorni in quarantena, ma questa è pagata 40 dollari al giorno…
Meglio dunque conservare la nostra privacy anche in una pandemia o salvare 118mila vite umane? Sarebbe interessante chiederlo agli italiani e sapere che cosa ne pensano, magari in vista di una futura pandemia, che prima o poi arriverà…
Piero Uboldi
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