Il governo sta preparando la nuova Legge di stabilità, che dovrà da un lato tagliare le spese per frenare il folle debito pubblico e dall’altro cercare risorse per rilanciare l’economia. Tra le proposte circolate in questi giorni, ce n’è una molto interessante: per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori, si vuole inserire in busta paga il 50% del Tfr che ogni mese l’azienda mette da parte per il suo dipendente. Sia chiaro, non si tratta di cifre da capogiro, per uno stipendio netto di 1200 euro significherebbe avere in tasca una quarantina di euro in più al mese, tuttavia, sommati ai famosi 80 euro, cominciano a essere un gruzzolo significativo.
Ma questa proposta ha anche un altro aspetto interessante: mette alla prova la serietà delle aziende. In teoria, le aziende private devono ogni mese accantonare la quota di Tfr lordo dei loro lavoratori, in realtà molte aziende utilizzano quel denaro per “autofinanziarsi” (parola che a voi suona come bella, in realtà vuol dire usare i soldi degli altri per coprire i propri debiti). Orbene: versare subito il 50% del Tfr ai dipendenti metterebbe sicuramente in difficoltà alcune aziende private, ma non peserebbe a chi invece ha sempre gestito i soldi con oculatezza. E lo Stato come farà, vi chiederete voi? Già, lo Stato, che è il peggior imprenditore del mondo, dove andrà a prendere quei soldi? E’ ovvio: la proposta in discussione prevede che il 50% del Tfr venga anticipato solo dalle aziende private, non da quelle pubbliche. Semplice, no?
Piero Uboldi
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