
Se guardate le fotografie di uomini italiani degli anni Settanta noterete che sono diversi dagli italiani di oggi. Diversi non solo nel modo di vestire, ma anche nella capigliatura. Cinquant’anni fa era molto più facile vedere giovani con i capelli lunghi e riccioluti, sicuramente più “artistici” di quanto siano oggi. Insomma, eravamo dei capelloni.
Ed era una caratteristica (bella) di noi italiani, non una moda, ma una peculiarità che ha radici lontanissime nel tempo. Non ci credete? Allora andate in Polonia. Sì, andate in Polonia, entrate in una cartoleria e acquistare una cartina (in polacco) dell’Europa. Scoprirete che in Polonia l’Italia non viene chiamata né Italia, né Italy, né Italiosky. In Polonia l’Italia si chiama Whlochy, che deriva da “capelli” e nella forma arcaica voleva dire “persona con i capelli lunghi”.
Se cercate come mai l’Italia in Polonia abbia questo singolare nome, scoprirete che l’ipotesi più accreditata è proprio questa: dal Rinascimento in poi diversi architetti italiani andarono in Polonia (e non solo lì) a costruire meravigliosi palazzi e quegli architetti – artisti avevano quasi sempre i capelli lunghi, neri e mossi, cosa che per i polacchi era stranissima. Da lì l’Italia per loro prese il nome di “Whlochy”.
Oggi da noi il capello lungo per gli uomini è quasi scomparso, ma fateci caso: quando vedete un uomo con tanti capelli, un po’ lunghi e magari arruffati, non vi viene da pensare che sia un artista? Sicuramente è un uomo con personalità. E sarebbe bello che quella personalità artistica, creativa e molto latina non andasse perduta.
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