
Mi ricordo che, quando ero ragazzino e non c’era ancora la grande attenzione verso la discriminazione di genere, una delle mie tre sorelle mi diceva che c’era un aspetto della Grammatica italiana che la faceva tanto arrabbiare, proprio perché era un segno di discriminazione nei confronti del genere femminile.
La regola è quella della concordanza: se c’è un nome maschile e uno femminile, il verbo o l’aggettivo che si riferisce a entrambi va declinato al maschile. Un esempio per capirci: per la Grammatica è sbagliato dire “Cartelli e piante sono state abbattute”, bisogna dire “Cartelli e piante sono stati abbattuti”, anche se sarebbe più logico declinare il verbo al genere della parola a esso più vicina. Invece no, deve prevalere sempre il maschile. Ma perché?
A quei tempi i discorsi di mia sorella mi sembravano parole dette alla luna, quasi vaneggiamenti, ma adesso che le sensibilità sono cambiate non li trovo poi così assurdi: perché si deve dire “I palazzi e le case sono rossi”, e non “I palazzi e le case sono rosse”? A lei dava fastidio sin da allora, come le dava fastidio che al femminile certi articoli dovessero prendere l’apostrofo…
E allora, cara sorella, adesso che non siamo più ragazzi ma tu sei in pensione e hai del tempo libero, perché non promuovi un bel movimento di liberazione femminile dalla Grammatica maschilista?
Piero Uboldi
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