Cinque anni fa proprio di questi tempi cominciava l’epidemia di Covid, che in Italia ha causato più di
200mila morti. Tanti morti, ma, in proporzione agli abitanti, solo un terzo dei decessi che cento anni prima
causò la Spagnola. Vuol dire che, tutto sommato, le azioni messe in atto dai vari governi, lockdown
compreso, sono servite a contenere la tragedia.
Nelle scorse settimane è stata presentata la bozza del nuovo Piano pandemico, che stabilisce le regole con
cui gestire la prossima pandemia. E’ un piano che mi puzza tanto di ideologia più che di sanità. Sì, perché
pone cavilli e passaggi burocratici che, quando si creerà la prossima emergenza, faranno perdere tempo e
impediranno di agire con tempestività.
Bisognerà attendere che la pandemia sia proclamata “grave”, bisognerà attendere un voto del parlamento per cominciare un lockdown, bisognerà avere la mente più aperta rispetto a quanto sostiene la scienza…
Va bene, viva la libertà, ma quante vite potrebbe costare questa “libertà”? Quando c’è un’emergenza, secondo me, occorre avere fiducia nelle istituzioni e agire, non chiacchierare.
Se il Piano resta questo, spero solo che, prima della prossima pandemia, sarò già morto. Peccato che… c’è
già un allarme: il virus dell’aviaria H5N1 si è già trasmesso a diversi tipi di mammiferi, specie i gatti
domestici, e potrebbe presto adattarsi anche all’uomo.
Piero Uboldi
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