Se voi, a casa vostra, ogni mese guadagnate 80 soldi ma ne spendete 100 per mangiare e vestirvi, cosa fate? O tagliate le spese, oppure, se sono indispensabili, chiedete un prestito a un amico che vi dia i 20 soldi mancanti. Passano i mesi, gli “amici” creditori aumentano, finchè qualcuno si stanca e vi chiede indietro i soldi. E’, più o meno, quello che sta accadendo alla Grecia. Qualcuno sicuramente è colpevole (in Grecia, non in Germania!) di aver speso per anni più di quel che lo Stato aveva, ma il vero problema ora è guardare oltre: se la Grecia andrà davvero in “default”, quel popolo sarà destinato per forza a soffrire. Soffrirà perché è abituato a spendere 100, ma avrà solo 80, perché non troverà più nessun “amico” a prestargli i 20 soldi che gli mancano. Per cui, quei tagli che oggi la Grecia fa fatica a digerire dovrà farli per forza. E’ vero, se esce dall’euro la Grecia può stamparsi tutta la moneta (dracma) che vuole e pagare tutti, ma la dracma si svaluterà paurosamente, lo Stato per acquistare il petrolio e i tanti beni che importa dovrà cambiare le dracme in dollari e sarà un bagno di sangue: se lo Stato stampa ancor più dracme, la dracma si svaluterà ancor di più e saremo da capo. Allora lo Stato dovrà chiedere più soldi ai cittadini con le tasse e così quei 20 soldi in più ricevuti dai greci torneranno indietro ancora allo Stato per acquistare dollari e dunque finiranno ancora alla finanza internazionale. Perché la matematica è matematica e l’economia è come un’enorme bilancia: non si scappa, non valgono i trucchi.
Piero Uboldi
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