L’estate si avvicina, tutti cominciamo a pensare alle vacanze ed ecco che subito i mass media ci profilano un nuovo problema, come se non bastassero guerre e crisi energetica. I virologi di mezzo mondo sembrano infatti seriamente preoccupati per quanto accaduto su una nave da crociera in Sudafrica.
Un passeggero è risultato infetto da un “hantavirus delle Ande” che si trasmette da uomo a uomo, tant’è che numerosi altri passeggeri della nave sono risultati infetti e al momento si contano tre deceduti. Un altro crocerista, già sceso dalla nave e rientrato in aereo in Svizzera, è risultato infetto ed è ora ricoverato. Ora si stanno controllando tutti i passeggeri di quel volo per cercare di tamponare la diffusione del virus prima che diventi incontrollabile: tutti abbiamo ancora ben impresso nella memoria il ricordo della pandemia da coronavirus e nessuno vuole rivivere quell’incubo.
In questa vicenda c’è un aspetto positivo, ma anche uno decisamente negativo: l’hantavirus delle Ande, per fortuna, è 5-10 volte meno contagioso del dannato Covid, fa più fatica a diffondersi. Il problema però è che è altamente più mortale. Si stima infatti che, se il Covid aveva un tasso di letalità dello 0,5-1%, l’hantavirus delle Ande ha un tasso tra il 30 e il 40%.
Insomma, dobbiamo prepararci a una nuova pandemia? Assolutamente no, l’Oms parla di “Rischio globale basso”, ma ha giustamente rafforzato la sorveglianza.
Piero Uboldi




