A volte capita di dire: “Non ho l’ispirazione”. Succede a tutti, anche a me quando mi trovo a scrivere l’editoriale di prima pagina.
Capita di rado, perché la vita offre moltissimi spunti, ma a volte succede. E allora ci si ferma a riflettere. Io mi fermo a pensare all’utilità di questi articoletti: servono a qualcosa? Io non li scrivo per “riempire uno spazio vuoto”, li scrivo perché credo davvero in un’Italia migliore, in un Paese dove siamo tutti un po’ meno furbetti, un Paese dove si rispettino le regole e si abbia più senso civico. E allora scrivo, scrivo, scrivo, anche se, lo confesso, l’auto in doppia fila la parcheggio anch’io. Ma cerco di farlo il meno possibile, perché nella vita bisogna tentare di essere coerenti se si vuole essere veri uomini e vere donne.
Poi però la riflessione si fa amara quando penso a chi legge questi articoli.
Spesso mi capita di incontrare persone che li hanno letti e li commentano piacevolmente, ma io mi rendo conto che chi li legge è tutta brava gente, persone che come me vorrebbero davvero vivere in un mondo più umano e ordinato. Li leggono le persone a cui, probabilmente, non servono. Non li legge chi avrebbe davvero bisogno di cambiare, perché gli ignoranti non leggono, hanno la presunzione di essere sempre nel giusto. Certo, non è da me che devono imparare, perché io sono solo un umile giornalista che ama la sua gente, ma… se tutti cominciassimo a metterci in discussione, a non pensare di avere sempre ragione su tutto, sarebbe già un primo passo.
Piero Uboldi
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