Sono passati 15 giorni dal dramma nazionale dell’ennesima eliminazione dell’Italia dai Mondiali di calcio, segno non di sfortuna ma di incapacità.
Un’eliminazione che ha fatto riemergere il nostro peggior difetto: siamo un popolo capace di polemizzare su tutto, senza saper trovare soluzioni concrete. Si polemizza, poi le polemiche si spengono e tutto o quasi resta come prima.
Io però trovo interessante, in questa tragedia popolar-calcistica, vedere cosa hanno scritto all’estero della nostra ennesima eliminazione.
Le Monde (Francia) tutto sommato ci salva, buttandola sulla sfortuna col titolo “Una maledizione senza fine”. Più onesto il Guardian (Regno Unito): “Una nuova umiliazione per gli Azzurri”. E’ vero. Feroce El País (Spagna): “L’Italia brucia nel suo inferno peggiore”, e aggiunge: “L’Italia si sente come se stesse per estinguersi, come la foca monaca. Il colpo all’autostima è stato devastante, perché a volte il calcio è tutto ciò che resta a un italiano”. Apocalittica la stampa americana: “Fine di una potenza storica del calcio europeo” (Espn, Usa) e “Declino di un brand globale dello sport” (New York Times).
Ma il commento che io ritengo più giusto, crudele ma onesto, è quello del Frankfurter Allgemeine Zeitung (Germania): “Non è un incidente ma un declino strutturale: federazione debole, vivai in crisi, pochi investimenti sui giovani”. E’ vero, è dannatamente vero, sono anni che lo si dice ma, all’italiana, tante chiacchiere e niente cambiamenti.
Piero Uboldi




