Abbiamo letto, per le edizioni Oligo di Mantova, “Solitudini”, scritto da Grazia Verasani. E’ un libriccino (nel senso del formato, non del contenuto) carico di frasi che portano a meditare, ad aprire la porta del profondo, a farci scivolare in quell’intimo nascosto che c’è in noi stessi. Non sono molte le pagine che ha ma sono tanti gli occhi che, alla sua lettura, ci sentiamo puntati addosso e che ci rendono inermi, nel nostro nulla. Occhi che ci svestono, che ci mettono nudi e ci fanno capire quello che siamo ma soprattutto quello che, in una somma incalcolabile di coincidenze avvenute in un tempo passato e lontano, avrebbe e avremmo potuto essere ma che poi, non è e non siamo stati.
Non è un libro facile, certo, non lo è per quello che è il lettore-massa, che poi è quello che acquista il libro che è di moda per farsi vedere dagli altri, quello che, sul treno, sul metrò lo ha con sé perché vuol farsi vedere che è un intellettuale. Quello che, chissà perché, acquista il libro che è sempre il più venduto del periodo. Libri scritti da ghost-writer e ben giocati a livello di marketing e di pubblicità da case editrici più o meno potenti. Libri che, però, non restano nel tempo né ti restano dentro dopo che li hai letti. La voglio buttare, per farmi capire meglio, su un altro piano: le classifiche discografiche.
“Solitudini” rappresenta ciò che ci portiamo appresso e non si stacca da noi e che facciamo finta di non vedere.
Avete forse mai visto ai primi posti canzoni di De Andrè, Tenco o Ciampi?. Ecco, è uguale. La pattumiera musicale e la pattumiera letteraria sono la stessa cosa. Tutto questo per dire che questo libretto è semplicemente un diamante puro. Forse poche persone lo leggeranno ma quelle che lo faranno lo porteranno con sé, nel tempo. “Solitudini” rappresenta ciò che ci portiamo appresso e non si stacca da noi e che facciamo finta, a volte anche per una vita, di non vedere.
Molte persone affermano (ma non si sa fino a che punto siano veramente sincere) che per loro la solitudine non è un problema ma per la maggior parte, invece, lo è. La solitudine è creata da quel qualcosa che abbiamo perso e che è impossibile da riprendere; del resto è impossibile tornare indietro nel tempo. Quel viaggio indietro nel tempo della propria esistenza dove fattori superiori ci hanno portato, un giorno lontano, a cambiare luoghi, a conoscere determinate persone, a unirci anche a certe persone che avrebbero potuto benissimo essere altre. A vivere così un’altra vita, o meglio vivere una vita che, invece, avrebbe potuto essere un’altra o un’altra ancora La nostra diventa così solo una commedia ben recitata dove, ogni tanto, qualcuno, decide, volontariamente, di scendere dal palcoscenico della vita e di andarsene altrove. La vita è come un treno che esce dalla stazione e incontra tanti scambi che lo portano su altri binari, altri scambi ancora e altri binari.
E la vita diventa abitudine, stessi luoghi e anche stesse parole e ti lasci andare al fiume del destino
E non sai dove vai. Se da giovane o meglio nei tuoi anni migliori vivi in un appartamento di un quartiere della città e ti sradicano in un paese è un trauma che ti porti appresso, come se ti avessero tagliato un braccio. E da lì ci saranno conoscenze diverse, molte volte non all’altezza, mondi chiusi, abitudini dovute ma non volute ma ormai, intanto, anno dopo anno, la gabbia si è chiusa attorno a te. E non puoi più uscirne. E la vita diventa abitudine, stessi luoghi e anche stesse parole e ti lasci andare al fiume del destino o a quello di un dio sconosciuto, a cui puoi dare il nome che vuoi, si è divertito con te, un giorno, mescolando le carte della tua esistenza. E pensi ad altre persone che hai soltanto incrociato e che con cui saresti stato bene ma erano inibite al tuo mondo e lontane dal tuo mondo, quel tuo mondo che qualcuno o anche le circostanze hanno manovrato fin dall’inizio. E questo diventa un’ombra, una sofferenza che entra in te, giorno dopo giorno, una goccia dopo l’altra, un’infelicità forte che esiste ma che subito impari bene a nascondere e a soffocare perché nessuno la deve vedere.
Tu per primo. La vita, ripetiamo, è l’arte della recita. Solitudine che torna sempre perché non siamo dove vorremmo essere e siamo con persone che il destino ha voluto legare a noi. Solitudini cariche di sogni per quello che avrebbe potuto essere ma che non è stato. E sogni quella donna, quell’uomo e quel luogo dove avresti potuto vivere per decenni con loro ed essere te stesso totalmente felice. Solo sogni impossibili. E invece, purtroppo, no, E sei lontano mille anni luce dalla felicità e da loro. Certi luoghi e certe persone ci entrano dentro, per tutta la vita anche se le abbiamo incrociate solo per poco tempo. Le nostre sono tutte semi-vite. Semi-vite perché l’altra metà non la vivremo mai ed è quella che ci manca, perché è quella che conta, quella che vorremmo fosse stata. La parte mancante. Quella che ci crea, appunto, solitudini. Si nasce, si vive e si muore soli.
Ma, questo, anche se lo sappiamo bene, è meglio non ricordarlo. Certo, non sono concetti facili ma chi ha masticato per decenni la letteratura e la storia della letteratura non solo italiana e la filosofia, certi concetti, nella loro profondità, gli sono più facili. E’ inutile dire che tante sono le sfaccettature della solitudine: c’è quella che la tecnologia ha creato ma c’è anche quelle delle mode e della mentalità, fattori che estromettono molte persone di una certa età dal gioco della vita. Un anziano ha in sé certezze, punti fermi che si sono creati un tempo e che hanno formato il suo essere.
Piano piano la nuova generazione spazza via queste certezze e l’anziano si chiude sempre più in sé stesso. Una volta amante dei viaggi oggi si chiude in una stanza a leggere un libro, guardando fuori dalla finestra il cambio delle stagioni. La solitudine di chi, una volta famoso, è oggi dimenticato e riconosciuto da pochi. Il tempo uccide e dimentica la gloria che è per sua natura, effimera.
Vogliamo terminare puntando il riflettore sull’autrice, Grazia Verasani che è scrittrice colta ma, ancor più importante, è scrittrice di grande sensibilità. Questo “Solitudini” lo dimostra. Cercatelo in qualche libreria. Vi lascerà qualcosa e aprirà le porte alla vostra conoscenza e sensibilità. Un piccolo grande capolavoro. Cosa che, al giorno d’oggi, è merce introvabile.
Enrico Borroni
Sfoglia l’edizione settimanale del Notiziario direttamente dalla nostra edicola digitale


