Il Tribunale di Milano, su proposta del Questore di Milano ha disposto il sequestro di beni per oltre 2 milioni di euro a carico di Nenad Jovanovic di anni 46, accusato di molteplici truffe.
La Divisione Anticrimine di Milano ha ricostruito l’excursus criminale del pluripregiudicato di origine croata con diversi alias: quest’ultimo fin da minorenne si è reso responsabile di reati contro il patrimonio, specializzandosi nelle truffe con il metodo cosiddetto “Rip Deal”.
Proprio in questo tipo di reato è emersa la particolare abilità di Jovanovic, il quale è riuscito a carpire la fiducia dei malcapitati, a cui ha sottratto svariati milioni di euro, presentandosi talvolta come facoltoso commerciante d’arte, altre volte come un importante immobiliarista e addirittura come un diplomatico.
Con sofisticati ed articolati raggiri preparatori ha conquistato la fiducia dei facoltosi proprietari di beni per poi realizzare, contestualmente alla pretestuosa compravendita, operazioni fraudolente nelle quali, promettendo un favorevole cambio di valuta, ha sottratto alle vittime considerevoli importi di somme di danaro ovvero beni mobili di elevato valore.
Il diamante da 3 milioni di euro
L’ultimo episodio in ordine di tempo è avvenuto lo scorso dicembre: Jovanovic, spacciandosi per un facoltoso acquirente, si è impossessato di un grosso diamante del valore di 3,1 milioni di euro nella hall di un hotel, consegnando denaro contante contenuto in un borsone e rivelatosi composto da banconote false da 200 Euro.
Nel corso di questi anni Jovanovic ha mantenuto un elevatissimo tenore di vita, con abiti griffati, gioielli ed autovetture di grossa cilindrata, come una Ferrari 360 Modena Spider e un Audi A6, anche per rendersi credibile nelle sue false identità di uomo d’affari o di facoltoso collezionista di opere d’arte.
Le indagini patrimoniali svolte dalla Divisione Anticrimine hanno consentito di sequestrare beni per un valore superiore a due milioni di Euro, del tutto ingiustificati rispetto alle capacità reddituali dell’interessato e del suo nucleo familiare.
Gli appartamenti e i gioielli
Tra questi, un appartamento di 8 vani con annesso box auto ubicato in Trezzano sul Naviglio (MI), un appartamento di 4 locali con annesso box auto ubicato a Sedriano (MI), una autovettura Mercedes Classe A AMG, diverrsi Gioielli rinvenuti presso la sua abitazione, tra cui 3 bracciali rigidi in oro, 1 anello trilogy con 21 diamanti a fiori, 2 anelli oro bianco con 5 diamanti, 1 anello fedina oro bianco, 1 braccialetto tennis con 210 diamanti, n. 1 braccialetto tennis con 52 diamanti, 1 braccialetto tennis con 56 diamanti, 1 bracciale rigido in oro giallo. Diversi rapporti bancari in via di quantificazione.
A conferma della sua capacità di generare profitti illeciti, si riportano alcuni episodi dei numerosi episodi che hanno caratterizzato il suo profilo criminale.
Nel 2002, fingendosi un professionista italiano ed utilizzando un fax intestato ad una società di investimenti, trae in inganno un cittadino austriaco simulando di essere interessato ad acquistare un immobile ubicato in Austria; dopo avergli consegnato a titolo di caparra la somma di 500.000 Franchi svizzeri composta da biglietti da 1000 risultati tutti contraffatti, Jovanovic si è fatto consegnare dalla vittima 90.000 euro in contanti, anche in questo caso mai recuperati.
Nel 2007 Jovanovic è stato segnalato dall’Interpol per quattro truffe “Rip deal” commesse in Germania, Svizzera e in Austria, utilizzando l’identità “Claudio Moro”.
Quadri di Rubens e Renoir
Nel 2018 è stato arrestato per furto aggravato e sostituzione di persona per aver sottratto due importantissime opere d’arte (olio su tavola raffigurante la “Sacra famiglia” di Peter Paul Rubens e olio su tela raffigurante “La Fanciulla Sul Prato” di Pierre Auguste Renoir), valutate 26 milioni di euro.
Il finto rabbino israeliano
Quella volta si era spacciato per un rabbino israeliano rappresentante della comunità ebraica milanese, incontrando i venditori presso alcuni locali adiacenti un Consolato Generale in uso ad un’agenzia immobiliare, facendo credere alle controparti che si trovassero nell’ente diplomatico e, dopo aver fatto depositare i quadri in un locale del presunto consolato, ha condotto le vittime in un’altra stanza e con una scusa si è allontanato sottraendo le opere d’arte, poi recuperate all’interno di un campo nomadi del Nord Italia.
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