Asst Rhodense: “Abbiamo dimezzato i pazienti senza medico nel Bollatese”.
Il Notiziario è tornato a intervistare il Direttore generale dell’Asst Rhodense, il dottor Marco Bosio, per fare il punto su alcune problematiche, prime fra tutte la carenza di medici di base e le prenotazioni di interventi chirurgici, ma anche per farci spiegare aspetti dell’organizzazione della salute pubblica locale.
Direttore, quando ritiene di poter raggiungere il punto di equilibrio tra le uscite e i nuovi ingressi per i medici di Medicina Generale?
“Sulla questione degli MMG, attualmente sono in servizio 243 professionisti e 53 operano in libera professione. In questo momento nel nostro territorio ci sono circa 8.000 persone senza medico. A giugno dello scorso anno erano circa 16.000, quindi siamo riusciti, con un grande sforzo, a dimezzare il numero di persone senza medico. Sappiamo che c’è ancora molto da fare, ma è questione di tempo, nel senso che dobbiamo aspettare che ci siano i nuovi laureati nei prossimi anni, che entreranno nel sistema.
Come Asst siamo sede del Corso di Formazione degli MMG e cerchiamo di seguire gli studenti dal primo anno, proprio per fare in modo di creare le condizioni affinché rimangano, dopo gli studi, nel nostro territorio. Per far fronte alla situazione e per garantire sempre l’assistenza abbiamo comunque istituito l’Ambulatorio Medico Temporaneo a Passirana, Bollate e Novate: le persone che non hanno il medico di Medicina generale possono recarsi in questi ambulatori sia per le prescrizioni sia per essere visitate e ottenere l’assistenza necessaria”.
Asst Rhodense: “Abbiamo dimezzato i pazienti senza medico nel Bollatese”. Gli interventi chirurgici
Come vanno le prenotazioni per gli interventi chirurgici?
“Siamo soddisfatti perché la produzione lo scorso anno è aumentata rispetto all’anno precedente. Rimane aperta la questione dei tempi di attesa, sulla quale stiamo lavorando con le Istituzioni, a diversi livelli. Sull’aspetto ambulatoriale, ormai da ottobre 2024 abbiamo istituito un percorso di presa in carico (Pic): le persone che vengono da noi a fare qualsiasi visita, prestazione o controllo e che hanno una prescrizione di un nostro specialista non devono chiamare il call center regionale, ma trovano da noi degli sportelli dedicati. A Garbagnate, ad esempio, c’è uno sportello dedicato alla presa in carico nella Sala di attesa n. 3. In altre strutture aziendali abbiamo previsto un accesso specifico al percorso tramite totem informatizzato. Attraverso tale organizzazione le persone possono prenotare l’appuntamento per il controllo o per eventuali esami di approfondimento che lo specialista ha chiesto: questo consente alle persone di avere sempre una risposta da parte della nostra Azienda. Analizzando i dati relativi al servizio, il 95% delle prenotazioni rimane in Azienda e le persone sono contente di questa risposta”.
L’apparato del gestionale, per il funzionamento del sistema sanitario locale, com’è organizzato? C’è uno staff che gestisce gli ingegneri gestionali?
“La Direzione Strategica collabora con tutti i settori aziendali, per poter fornire i servizi che eroghiamo. Con riferimento agli ingegneri gestionali, abbiamo la struttura Gestione Operativa, che fornisce il supporto operativo alla direzione per operare nel miglior modo possibile. L’ingegneria aiuta nel sistematizzare il percorso del paziente e nell’analizzare i dati che vengono utilizzati sia per la rendicontazione delle attività sia per migliorare i servizi che eroghiamo”.
Quali sono gli ultimi servizi che siete riusciti ad organizzare e quindi proporre?
“Sicuramente lo sforzo rispetto al servizio di medicina generale, ma anche il potenziamento dell’attività degli infermieri di famiglia, nuova professionalità che sta emergendo e che fa in modo di farsi carico di situazioni di fragilità segnalate dal medico di medicina generale, andando al domicilio e garantendo, così, un percorso di cura. Abbiamo gli ambulatori infermieristici, a cui possono rivolgersi le persone che hanno bisogno di un’assistenza. L’assistenza domiciliare, nell’anno scorso, è stata molto sviluppata, consapevoli che sia necessario sempre di più cercare di curare le persone a casa”.
C’è qualche servizio particolare di cui l’Asst Rhodense si può vantare?
“Ce ne sono tanti. A livello ospedaliero abbiamo alcune aree di eccellenza: sicuramente l’ambito urologico, la gastroenterologia, l’oncologia, la cardiologia, l’ortopedia e la senologia (la nostra Brest Unit rappresenta una realtà importante). Posso affermare che, a livello ospedaliero, il sistema è molto consolidato e tutte le specialità riescono a garantire prestazioni di altissimo livello. Per quanto riguarda l’aspetto territoriale, abbiamo attività che ci contraddistinguono, tra cui il progetto Dama, attraverso il quale seguiamo 400 persone. Il servizio Dama prende in carico persone con disabilità, alcune anche gravi e le accompagna nel percorso in maniera diversificata, rispondendo a bisogni molto particolari. Anche il progetto Pic (presa in carico), già descritto, ci contraddistingue, rispetto ad altre Aziende, perché riusciamo a rispondere al bisogno delle persone che, diversamente, si sarebbero dovute rivolgere altrove”.
La differenza tra le strutture che ha diretto?
“Ho avuto la fortuna e anche l’opportunità di lavorare in tante aziende e ogni struttura aveva delle sue peculiarità. Ho lavorato in ospedali molto forti, come Niguarda o il Gemelli di Roma, nei quali il focus è legato all’alta specialità, ai trapianti, un’eccellenza che solo in quei luoghi si può realizzare, per una serie di fattori. In ASST Rhodense l’aspetto interessante è l’aspetto territoriale, ovvero la possibilità reale di attuare la nuova legge regionale, andando ad intercettare il bisogno delle persone e cercare il modo di farsene carico. Sul territorio, lavorando con i medici di medicina generale e con i comuni, in maniera integrata, è possibile vincere questa sfida affascinante. In questo momento sono molto contento di lavorare qui proprio perché l’ASST Rhodense consente di concretizzare le attività di cui stiamo parlando”.
Considera che il tutto sia la somma delle parti?
“Da quando sono arrivato in Azienda, ho voluto organizzare degli incontri per accogliere i neoassunti: sono momenti in cui ci conosciamo e presentiamo l’Azienda. Nel corso degli incontri dico sempre ai nuovi colleghi che ognuno di loro è importantissimo perché ognuno di loro può fare la differenza perché rappresenta un unicum e in un’Azienda come questa la risorsa umana è talmente preziosa che uno non vale uno, ma vale 10! Credo che i singoli elementi facciano la differenza: l’Azienda la facciamo noi, la faccio io come Direttore Generale, in termini di responsabilità, ma la fa qualsiasi persona che lavora, che può distinguersi per specifiche peculiarità. Sono convinto che se ognuno si prende la responsabilità di quello che fa e interiorizza un messaggio positivo, si può fare differenza. Ogni persona è fondamentale per fare in modo che il totale rappresenti qualcosa di significativo”.
Quale domanda farebbe al Direttore Generale di questa Asst Rhodense?
“Chiederei se pensa che quello che sta mettendo in atto possa realmente cambiare la realtà o in qualche maniera incidere sulla realtà quotidiana delle persone…e la risposta sarebbe “sì”. Stiamo cercando di costruire un modo di fare per cambiare l’approccio, il paradigma e la mentalità delle persone. Abbiamo la necessità di far comprendere alle persone che l’ospedale è struttura importante, ma nella quale ci si reca solo per ricevere particolari prestazioni e che è importante dare risposte al di fuori dell’Ospedale, ovvero sul territorio. Raggiungere questo obiettivo sarebbe per me una vittoria importante, perché ci permetterebbe di garantire sempre di più un accesso appropriato ai servizi e risparmiare risorse, per poterle investire per potenziare altri servizi. Come Direzione abbiamo un grande compito e abbiamo la possibilità di attuarlo fino alla fine dell’anno 2026, quando scadrà il nostro mandato. Questo compito vogliamo svolgerlo al meglio, per tutta la durata del nostro incarico”.
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