Baranzate, maltrattamenti in famiglia: finisce a San Vittore.
Sarebbe stato lui stesso, con presunte reiterate violazioni delle prescrizioni imposte, a far scattare l’aggravamento della misura cautelare a suo carico. Un uomo residente a Baranzate, disoccupato e con precedenti, è stato arrestato nel pomeriggio di martedì dai militari della Tenenza dei Carabinieri di Bollate ed è stato tradotto, al termine delle formalità di rito, nella casa circondariale «San Vittore» di Milano.
L’uomo era già sottoposto, per il reato di maltrattamenti in famiglia previsto dall’articolo 572 del codice penale, alla misura cautelare del divieto di avvicinamento con sistema di controllo elettronico a distanza — il cosiddetto braccialetto elettronico — nei confronti della ex compagna. Uno strumento che consente alle forze dell’ordine di monitorare in tempo reale la posizione dell’indagato e di intervenire tempestivamente qualora questi si avvicini alla persona offesa oltre la distanza stabilita dal giudice.
Baranzate, maltrattamenti in famiglia, aveva il divieto di avvicinamento con il braccialetto elettronico
Proprio da quanto sarebbe stato rilevato dal dispositivo di controllo elettronico sarebbe partito il procedimento che ha portato il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano a emettere un’ordinanza di sostituzione della misura in atto con quella, decisamente più afflittiva, della custodia cautelare in carcere. Una decisione, quella del gip, che i militari della Tenenza di Bollate hanno provveduto a eseguire nella giornata di martedì, rintracciando l’uomo e procedendo all’arresto. L’autorità giudiziaria mandante è stata immediatamente informata dell’avvenuta esecuzione.
Il caso si inserisce in un quadro normativo che negli ultimi anni ha visto un progressivo rafforzamento degli strumenti di tutela per le vittime di violenza domestica e di genere. Il braccialetto elettronico, in particolare, viene ormai disposto con crescente frequenza dai magistrati proprio perché consente di conciliare una misura cautelare meno restrittiva della custodia in carcere con un livello di controllo comunque elevato. La sua efficacia, però, dipende in modo determinante dal rispetto delle prescrizioni da parte del destinatario: quando queste vengono ignorate, il passaggio alla misura carceraria diventa pressoché automatico, come dimostra proprio la vicenda che ha interessato la Tenenza di Bollate. Sul nome dell’arrestato e su quello della persona offesa non è stato diffuso alcun dettaglio, come da prassi in questo tipo di procedimenti.





