Un cacciatore ha sparato ad un cane in uscita con la proprietaria, ieri pomeriggio nelle campagne di Parabiago.
L’associazione ambientalista Oipa denuncia l’accaduto parlando di “animalicidio” e “crimine”. Secondo quanto riportato da Repubblica.it il cane stava correndo verso il cacciatore, un 44enne con regolare licenza di caccia che avrebbe affermato di avere sparato per difendersi
“Il crimine -si legge nel comunicato diffuso da Oipa- è avvenuto al Parco del Roccolo mentre il cane era in uscita con la sua famiglia umana. Sarah, la proprietaria è sotto shock e racconta come un cacciatore abbia sparato a sangue freddo in bocca al suo cane, Uma, un cane femmina di razza rottweiler di soli 12 mesi, mentre quest’ultima stava correndo.
Cacciatore spara a 160 metri dalle case e uccide un cane
Sarah -prosegue il comunicato di Oipa- ha spiegato come si sono svolti i fatti: “L’uomo, un cacciatore, le ha sparato in bocca, come ci ha spiegato la veterinaria successivamente, avendola scambiata per un animale selvatico sulle prime, poi invece ha detto che l’ha vista con la bocca aperta e ha sparato. Le ha sparato mentre era in un campo a 160 metri dalle case. Mio figlio, un ragazzino di 13 anni, si è visto la testa del suo cane esplodere. Il cacciatore girava alle 16.30 della domenica senza un giubbotto catarifrangente che lo avrebbe reso visibile a noi, sparando a centosessanta metri dalle case. Un “cacciatore”. quelli che dicono di amare gli animali e che spara ad altezza uomo, a mezzo metro da un ragazzino. Non sono riuscita e guardare la mia amata Uma senza testa e non avrò pace finché non avrò ottenuto la giustizia che merita.”
Oipa chiede nuove regole per i cacciatori nelle aree abitate
L’efferatezza di questo delitto, ha sconvolto la famiglia e l’intera comunità e, viste le circostanze, si sarebbe potuto trasformare anche in un omicidio. La polizia è arrivata immediatamente sul posto e i proprietari di Uma stanno preparando con i legali la denuncia che sarà depositata in queste ore.
Le associazioni animaliste allertate esprimono solidarietà alla famiglia di Uma e, a fronte di questa ennesima vittima della caccia, sottolineano come una distanza di 150 mt dalle abitazioni non si può considerare sicura e rimarcano la necessità ormai irrimandabile di vietare la caccia vicino ai centri abitati, di regolamentare in modo più restrittivo i calendari venatori e i giorni consentiti”.
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